Il tracollo americano? Ringraziamo l'Islam

L’impennata delle spese militari dopo l’11 settembre 2001 strangola le finanze Usa. E gli emiri del petrolio ricattano

diSe il Grande Burattinaio Islamico fosse una realtà e se avesse pianificato il crollo della Superpotenza Mondiale e con essa la scomparsa della nostra Civiltà laica, democratica e liberale, investendo prima nell’arma del terrorismo e poi nei Fondi sovrani, il risultato non avrebbe potuto essere più straordinariamente positivo ed efficace. Se consideriamo che il declino degli Stati Uniti si deve alla crescita del debito pubblico, pari a 15.476 miliardi di dollari, al punto da raggiungere circa il 100% del Pil (Prodotto Interno Lordo); che a incidere principalmente sulla crescita del debito pubblico è la spesa militare che dal 2001, all’indomani dell’attentato terroristico islamico alle due Torri Gemelle, al 2011 è stata complessivamente di 6.191 miliardi di dollari, con un’impennata percentuale di circa l’83%; che oggi il potere di condizionamento dei Paesi islamici sull’economia americana nonché sulla finanza internazionale è notevole grazie alla disponibilità di Fondi sovrani che superano i 1.000 miliardi di dollari, possiamo affermare in termini oggettivi sia che vi è stato un rapporto diretto tra la lotta al terrorismo islamico globalizzato e il deterioramento del debito pubblico americano sia che il futuro dell’economia americana, quindi della politica della Superpotenza mondiale e della nostra sopravvivenza come Civiltà laica, democratica e liberale, saranno messi in discussione dalle scelte dei magnati islamici.
L’Atto Primo della strategia del Grande Burattinaio Islamico iniziò con l’11 settembre 2011. Osama bin Laden, figlio della più ricca famiglia saudita, che aveva scelto di investire il suo patrimonio per privatizzare e globalizzare il terrorismo islamico, uno che conosceva bene il valore della speculazione finanziaria in borsa e che era consapevole che per sottomettere il mondo alla fede di Allah doveva mettere le mani sui pozzi di petrolio della Penisola Arabica, scatenò il più clamoroso e sanguinoso attentato terroristico della Storia colpendo al cuore della residua Superpotenza Mondiale, con l’abbattimento delle Torri Gemelle e l’attacco al Pentagono, causando la morte di oltre 3 mila persone e, conseguenza tutt’altro che secondaria, provocando il più terrificante tracollo delle borse di tutto il mondo. Da quell’attimo tutto è cambiato per gli Usa. La repentina decisione di contrattaccare con la guerra al regime dei Taliban in Afghanistan, roccaforte di Al Qaeda di Bin Laden nel 2001, e poi all’Iraq nel 2003 contro i regime di Saddam , sponsor del terrorismo islamico, hanno fatto impennare le spese belliche. Se nel 1989, data che con il crollo del Muro avvia la dissoluzione dell’Unione Sovietica e del Blocco comunista, la spesa militare degli Usa era di 526,271 miliardi di dollari, da allora continua a calare fino a ridursi a 375,893 miliardi nel 2000. È dal 2001 che riprende a salire fino a superare i 710 miliardi nel 2011.
Ecco perché oggi la riduzione della spesa militare è diventata la priorità per l’amministrazione americana. Obiettivo tutt’altro che agevole perché rischia sia di far perdere agli Stati Uniti il ruolo indiscusso di Superpotenza mondiale, sia di mettere a repentaglio la sicurezza dell’Europa Occidentale. Il caso emblematico è la guerra in corso in Libia, scatenata dalla Francia di Sarkozy ma che rischia di trasformarsi in una sconfitta per l’Europa se gli Stati Uniti dovessero ridurre o far venire meno il loro sostegno. L’insieme dell’Unione Europea spende per la difesa 300 miliardi di dollari all’anno, meno della metà degli Stati Uniti che si accollano il 75% delle spese della Nato quando erano il 50% nel 2001. Si comprende bene che qualora l’America dovesse effettivamente ridurre le spese militari, la sicurezza dell’Europa ne risentirebbe pesantemente. Ed è a questo punto che inizia l’Atto Secondo del Grande Burattinaio Islamico. Esso consta di due parti. La prima ha contemplato una collaborazione per eliminare fisicamente Osama in cambio della legittimazione dei movimenti islamici radicali che fanno riferimento ai Fratelli Musulmani in Egitto, Tunisia, Siria, Libia, Yemen e che politicamente dicono di ispirarsi al governo turco di Erdogan. La seconda è la disponibilità ad aiutare l’economia Usa attraverso i Fondi sovrani accumulati in questi ultimi anni di boom petrolifero e che complessivamente ammontano a oltre 1000 miliardi di dollari. Si tratta di una liquidità che può essere immessa sui mercati così come può essere tolta e trasferita da una borsa all’altra. Se tutto ciò non dovesse corrispondere alla realtà, è tuttavia verosimile. Consideriamo come l’Italia arrivò a prostrarsi a Gheddafi per poter accedere ad una quota dei Fondi sovrani libici stimati in circa 140 miliardi di dollari. Teniamo presente che l’azzardo di Sarkozy in Libia è sempre dettato dalla volontà di egemonizzare il suo patrimonio. Ebbene se sommiamo lo stallo in cui versa l’amministrazione americana e la crisi manifesta dell’euro e di questa Ue, appare possibile sia la crescita del peso della finanza islamica a livello mondiale unitamente alla crescita del peso economico della Cina capital-comunista, sia il consolidamento del peso politico degli islamici radicali in seno ai regimi che s’insedieranno in Medio Oriente. Mentre per tutti noi le conseguenze saranno tutt’altro che positive. Ma sembra proprio che ne siamo del tutto ignari o comunque indifferenti.