Tracollo di Napoli e Roma, ne approfitta soltanto il Palermo

Togliete di mezzo quei primi cinque turni di campionato e troverete l’Udinese seconda solo al Milan in un’ideale classifica delle ultime nove giornate. Anche di poco: 22 punti i rossoneri, 19 i friulani a una media di oltre due a partita, roba da scudetto. Indietro tutte le altre: Lazio e Juventus a quota 17, Napoli a 16, Inter addirittura a 13. Pare di vivere un film surreale. E pensare che a fine settembre si scriveva e si diceva che Guidolin era sul punto di fare le valigie. Pozzo, il suo patron, ci aveva fatto un pensierino anche se controvoglia. E pochi a sostenere una causa che sembrava persa con l’Udinese in fondo alla classifica, un misero punto all’attivo contro i 5 delle rivali al penultimo posto, condito da 2 gol fatti e 9 subiti. Ma il 55enne tecnico di Castelfranco Veneto, tradito in quel primo scorcio del campionato dagli spari a salve di Di Natale, non ha mollato. E il suo datore di lavoro gli ha concesso la fiducia necessaria ad andare avanti. Ne è stato ripagato con un filotto entusiasmante che prima s’è aggrappato ai risultati e basta, poi anche al gioco. Adesso c’è da divertirsi. Alla faccia di chi parlava di uno spogliatoio spaccato, di un Totò da film più che da pallottoliere, di una squadra ingovernabile sul piano tattico.
La classifica è magica, appena sotto le grandi. Chi mai avrebbe immaginato, specie dopo quell’avvio a marcia indietro, che i friulani si sarebbero trovati di questi tempi a 3 lunghezze dall’Inter campione di tutto e a 4 dalla Juventus del supermercato estivo? Neanche i più accaniti sostenitori dell’uva furlana che scambiano volentieri il cappuccino con le bollicine e restano ugualmente sobri. Ma, amici cari, i signori Di Natale, Floro Flores e Sanchez si sarebbero svegliati prima o poi. Mica potevano continuare a fare le statuine del presepe e a sbagliare gol da bambini. Infatti. Dai e dai Totò s’è svegliato dall’amnesia mondiale e ha segnato 8 reti, appena una in meno di Eto’o e Cavani. Quanto basta per permettere a Guidolin, che talvolta si traveste da francescano, lui che Francesco si chiama, di inforcare la bicicletta e di sbollire le tossine lungo un percorso bestiale, roba da professionisti.
Ahilui e ahinoi non è mai entrato nell’orbita di una grande: troppo indipendente, troppo severo, poco aziendalista, il copione. Balle. Che invece rifiuti i compromessi, questo è vero, specie con i mercanti di piedi e di gambe che lungo la penisola vantano complici e ruffiani a iosa. Il particolare non è irrilevante per spiegare il destino e la vanità di certe panchine nostrane. Vero Francesco?