Le Trade unions contro Brown: aumenti o sciopero

da Londra

La stampa ha già parlato di fine della «luna di miele» tra il premier britannico Gordon Brown e i sindacati. In effetti l’autunno che si preannuncia nel Regno Unito rischia di essere una stagione piuttosto «calda». Le confederazioni sindacali del New Labour, la costola più di sinistra del partito, hanno minacciato Brown di pesanti scioperi nel settore del pubblico impiego se il governo non provvederà all’aumento degli stipendi dei lavoratori, il cui contratto triennale è giunto al rinnovo.
I sindacati hanno anche minacciato di dar vita a una grande campagna a favore del referendum per l’approvazione del trattato europeo (sosterranno il «no»), preannunciando nuovi ostacoli nel percorso del primo ministro.
«Abbiamo passato un periodo di grandi cambiamenti», ha detto Dave Prentis, leader della Unison, che rappresenta 800mila lavoratori del pubblico impiego, «e ora il governo ci dice che per i prossimi tre anni gli stipendi aumenteranno del 2% quando l’inflazione è al 3,8%. Non vedo altra soluzione che lo sciopero di tutte le sigle sindacali».
Paul Kenny, segretario generale della Gmb, terza organizzazione sindacale del Paese, ha inoltre fatto sapere che a causa della politica del governo a guida laburista, il suo sindacato potrebbe non soltanto separarsi dal partito di Brown, ma di conseguenza cessare anche di finanziarlo: per il Labour significherebbe perdere in un colpo solo 2 milioni di sterline, pari a 3 milioni di euro, oltre a cospicui fondi elettorali.