Il «tradimento» della Vezzali beffa per le ragazze terribili

Quando un argento è sinonimo di sconfitta. La stoccata sui titoli di coda di una finale al cardiopalma, la russa Larisa Korobeynikova l’aspettava da due anni. Da quando cioè, nella sfida decisiva per l’oro iridato di Antalya 2009, fu battuta dal Dream Team del nostro fioretto in rosa. Che per una sera, soprattutto per il «tradimento» della regina Vezzali, si rivela meno da sogno di altre occasioni. E perde l’appuntamento con la storia. «Ero un po’ scarica, facevo difficoltà a trovare la concentrazione, nonostante questo ci ho provato», l’amarezza di Valentina dopo la bruciante sconfitta.
Non è bastata la scherma fantasiosa e creativa della monzese Arianna Errigo, terza «perla» della squadra, per bissare l’oro individuale di lunedì scorso della jesina plurimedagliata. Era stata proprio la Errigo a tenere a galla (tre vittorie su tre) le azzurre in difficoltà nella seconda serie di assalti. Al resto ci stava pensando la grinta di Elisa Di Francisca - che aveva abbattuto la temutissima Sanaeva, non concedendole nemmeno una stoccata - ma la Vezzali, pure penalizzata dalle incertezze arbitrali, subisce il finale monstre della russa. E così il terzetto jesino-lombardo - dopo il tris europeo ottenuto a luglio a Sheffield - manca quello iridato, non riuscendo a completare l’en plein nel periodo post Pechino.
L’oro più annunciato della nostra spedizione diventa così un argento sbiadito. Dopo un cammino agevole (eliminate in scioltezza Messico, Ungheria e Polonia) la Russia si rivela avversaria ostica e mai doma. Inizio difficile per la Di Francisca, sconfitta dalla Korobeynikova, che costringe a una prima rimonta la Vezzali e la Errigo. Ma è al sesto assalto, con il primo black out della jesina (battuta per 9 stoccate a 3 dalla Sanaeva) che il match comincia a girare contro le azzurre. La Di Francisca ci riporta avanti, ma la Vezzali sul 43-39 perde la testa su due assalti contestati e viene «mangiata» dalla solita Korobeynikova che prima pareggia (44-44), quindi all’ultimo assalto chiude la pratica. «Gli arbitri? Non dò mai la colpa a loro, bisogna essere più forti di tutti - dice ancora la jesina -. Mi spiace tantissimo per la sconfitta, ma meglio qui che a Londra 2012, ora penso solo alle Olimpiadi».
Poche ore prima, in una giornata dal retrogusto amaro, la delusione di bronzo degli sciabolatori azzurri (il titolo mondiale a squadre manca per loro dal 1995), penalizzati dall’infortunio di Tarantino in semifinale che ha compromesso l’incontro con la Bielorussia. «Siamo da tre anni sul podio, ma non riusciamo a salire sul gradino più alto», il rammarico del ct della sciabola Sirovich dopo l’ultimo assalto di Montano che piega la Germania nella finale per il bronzo. Il neo campione del mondo livornese avrebbe voluto fare il bis («la sciabola è così, un po’ ci rode per la finale mancata»), ora dovrà probabilmente operarsi al tendine. «Ma ci metterei la firma a essere così per altri dieci anni. Fermarmi dopo Londra? L’età c’è, ci penserò...», sorride Montano. Chi chiuderà di sicuro dopo i Giochi sarà il 39enne napoletano Gigi Tarantino, due bronzi nell’ultimo Mondiale, ma anche con un infortunio alla caviglia che gli ha negato di tirare nella finalina (al suo posto il bravo Occhiuzzi ndr).
La spedizione italiana è comunque in attivo: quattro ori, tre argenti e tre bronzi in quattro giorni di gare. Superato - con un terzo posto in più - il bilancio di Antalya. E mancano ancora due giorni di gare, con gli assalti delle squadre maschili di spada uomini e sciabola donne (oggi), fioretto maschile e spada donne (domani). Da record anche il bilancio degli atleti paralimpici: il Mondiale di Catania si chiude con un oro, due argenti e due bronzi.