Traditi dalle impronte i due romeni fermati per l’omicidio del portuale

Avevano già preparato la fuga e stavano per lasciare l'Italia i due romeni che la polizia e i carabinieri ritengono responsabili dell'omicidio di Angelo Peirè, il settantaseienne genovese trovato morto lunedì scorso nel suo appartamento in via Del Campo. Alexandru Toth (28 anni) e Marian Ciobanu (19) sono stati fermati nella notte tra sabato e domenica dal nucleo operativo del comando provinciale dell'Arma e dalla squadra mobile di Genova a Occhiobello, in provincia di Rovigo, dove avevano trovato riparo dopo la rapina sfociata nel delitto dell'ex portuale residente nei vicoli. Le forze dell'ordine sono riusciti a identificarli grazie all'esame dei tabulati telefonici che hanno evidenziato il legame esistente tra la vittima e i suoi carnefici e ad alcune impronte digitali trovate nell'appartamento. Angelo Peirè conosceva bene i due pregiudicati dai quali anche in tempi recenti aveva acquistato della merce rubata (generi alimentari, capi d'abbigliamento, gioielli).
Da un po' di tempo il pensionato era rimasto invischiato nel giro della ricettazione. Il giorno dell'omicidio l'uomo ha fatto entrare i due romeni in casa senza sospettare nulla, tanto è vero che li ha accolti in pigiama. Peirè forse pensava che i due avrebbero voluto vendergli qualcosa, come era già successo altre volte. La coppia di malviventi invece ha iniziato a colpirlo con calci e pugni, quindi ha svaligiato l'appartamento, prima di far perdere le tracce. Omicidio a scopo di rapina che risalirebbe alla metà di febbraio, visto l'avanzato stato di decomposizione del cadavere. Ciobanu e Toth non avevano domicilio a Genova e non risulta che qui svolgessero alcuna attività lavorativa. Entrambi avevano dei precedenti per furti e piccole rapine, il più anziano dei due era stato già arrestato in Romania con gli stessi capi d'accusa. Una mano alle forze dell'ordine è arrivata dalla polizia romena, il cui colonnello - Ioan Popa - ieri era seduto a fianco del questore Salvatore Presenti e del comandante provinciale dei carabinieri Gino Micale, durante la conferenza stampa della cattura. «Nell'ultimo periodo i nostri connazionali sono stati implicati in tanti casi, non solo a Genova, ma in tutta Italia. Al momento - ha riferito Popa - nelle carceri italiane si trovano tremila romeni, 958 dei quali già condannati. Ma in Italia ci sono più di un milione di romeni: 450mila con documenti regolari e altri 350mila in corso di regolarizzazione. La collaborazione tra le forze dell'ordine dei due Paesi non è mai stata forte come adesso».
La notte di sabato i due pregiudicati sono stati colti di sorpresa mentre si trovavano in strada a pochi passi dalla pensione dove si erano rifugiati da qualche giorno, in attesa di procurarsi i biglietti per lasciare l'Italia. Il sostituto procuratore Francesco Albini Cardona ha emesso un provvedimento di fermo nei loro confronti. I due adesso si trovano nella casa circondariale di Rovigo, ma nei prossimi giorni verranno trasferiti nelle carceri genovesi. «Stiamo raccogliendo ulteriori elementi per ampliare il quadro probatorio e per accertare le responsabilità di entrambi», ha spiegato il maggiore dei carabinieri Vito Di Gioia.