«Tra tradizione e rinnovamento»

da Lipsia

Primo italiano nella storia gloriosa dell’istituzione, da ieri Riccardo Chailly è Kapellmeister della Gewandhaus Orchestra (Gewandhaus significa letteralmente «casa delle stoffe») e Generalmusikdirector dell’Opera di Lipsia.
«Il timbro dell'orchestra - scuro, antico, germanico - è identico a quello del 1984 quando debuttai al Festival di Salisburgo ed Herbert von Karajan mi disse "Prevedo un grande impatto fra lei e questo complesso" che Karajan stimava enormemente, aveva diretto in gioventù e considerava "la madre" di tutte le orchestre tedesche: basti pensare che Artur Nikisch, che lavorò a Lipsia fra il 1895 e il 1922, fu poi "il padre" dei Berliner Philharmoniker».
Un grosso onore, dunque, dopo la direzione stabile del Concertgebouw di Amsterdam dal 1998, ma anche un grande onere.
«Certo, questa è la più antica di tutte le orchestre: nata nel 1781 con Hiller, portata da alti livelli da Mendelssohn, diretta negli anni Venti-Trenta del secolo scorso da due sommi come Bruno Walter e Furtwängler. Avverto il peso storico della tradizione, ma sento anche, spontaneo, il desiderio del rinnovamento».
Proprio il doppio versante del concerto inaugurale.
«Sì: Mendelssohn, l'Ouverture per il Sogno e il Canto di gioia, ma nella versione originale, prima dei ritocchi di un perfezionista a oltranza come Felix (ne faremo un dvd e un cd per la Decca: il mio primo live). Accanto, una novità straordinaria per il contrasto fra brillantezze e cupe ombre, commissionata a Wolfgang Rihm: Cambiamento secondo».