TRADIZIONE Da queste parti lo chiamano filòs: condividere tutto

Modena Si resta perché qui ci sono gli affetti, le case, il lavoro. Ma per restare bisogna cambiare abitudini, rinfocolare le speranze e farsi coraggio. Perché la vita va avanti. Così ci si organizza con l’arte di arrangiarsi. Ieri a Correggio, uno dei comuni più colpiti nel reggiano, dopo l’inagibilità della Basilica in centro città, la coppia che doveva sposarsi non se la sentiva di cancellare il giorno più bello della loro vita. Nessun dramma: la cerimonia religiosa è stata allestita in un salone del ristorante dove poco dopo sarebbero comunque arrivati festeggiati e sposi novelli. Ci si organizza per non perdere il treno delle gioie e delle opportunità. A Rolo, epicentro della scossa più grossa registrata giovedì, la paura che lo sciame sismico si stia spostando verso nord Ovest viene esorcizzata con il rimboccarsi le maniche. Il titolare della Aeffe srl, settore tessile, non se l’è sentita di fare la voce grossa con le dipendenti dopo l’ultima scossa che ha reso parzialmente inagibile il capannone. «Hanno paura», ha spiegato alla Gazzetta di Reggio l’imprenditore Vittorio Muratori, così ha offerto loro l’aiuto di uno psicologo e ha portato i macchinari nel cortile esterno della fabbrica in attesa di trovare una tensostruttura mobile. E di richieste di tendoni si registra un’impennata dappertutto anche perché, complice la bella stagione, si scopre che sono tante le attività umane che si possono fare senza traumi sotto una tenda. Come la messa domenicale. Sono centinaia ormai i parroci che, da Ferrara a Reggio fino a Mantova, costretti a chiudere le chiese perché lesionate o in alcuni casi crollate, hanno allestito dei capannoni mobili nei cortili antistanti oratori e parrocchie.
Vivere fuori, all’aria aperta in altri tempi si sarebbe detto on the road, ma qui non c’è nulla di beat, ma la certezza che la vita ricomincia proprio nelle strade e nelle piazze, in una rinnovata unità tra le persone. «Ho visto persone nel bisogno assumere atteggiamenti di vicinanza verso il prossimo, che mi hanno commosso», ci racconta Paolo Lugli, uno dei più attivi operatori della Protezione civile. Ci sono sindaci che hanno allestito gazebo per ristorare i tanti che dormono nei giardini pubblici o nei parchi. «È il ritorno del “filòs”», ci spiega Lugli, l’antica consuetudine agreste di queste terre. I contadini e le loro famiglie si ritrovavano al caldo delle stalle alla sera, prima che Lascia o raddoppia diventasse realtà e cambiasse tutto: le famiglie erano unite, chiacchieravano, si passano gioie e dolori e condividevano tutto. «Ho visto questo bisogno di riconciliazione tra parenti e amici, ma anche persone ostili al cattolicesimo appellarsi a Dio. È un comportamento umano prevedibile, certo, ma è sempre sorprendente constatarlo». Così, c’è chi porta in strada i fornelli da campeggio e inizia a friggere e chi si fa la barba alle fontane. Sembrano cartoline dopo un bombardamento del ’43. Ma qui il nemico, viene dalla terra.