Traduttori milanesi alla conquista d’Europa

I corsi sono seguiti da 400 allievi. Dopo il diploma, molti trovano lavoro nelle istituzioni internazionali

Impiegati nelle case editrici, richiesti dalle aziende o magari funzionari alla Comunità Europea. Non ultimo: «ombre» dei politici nostrani nelle missioni internazionali. Il ventaglio delle offerte a chi decide di diventare interprete e traduttore non si limita al mero insegnamento di lingue straniere nelle scuole italiane. A Milano esiste un centro, l'Isit, ossia l'Istituto superiore per interpreti e traduttori professionisti, che quest'anno compie 25 anni e che ha saputo adattarsi alle nuove richieste del mercato.
Con una notevole presenza femminile (il 70% sul totale) e un buon numero di studenti che provengono da fuori città, l'Isit offre una specializzazione che quest'anno è stata seguita da circa 400 studenti. Alle loro costole, nei laboratori, nelle cabine per la traduzione in simultanea (simile a quelle che ci sono nelle commissioni della Ue) oltre che in aula, ci sono un centinaio di docenti, molti dei quali madrelingua. «L'Isit in Lombardia è l'unico ateneo che dopo la formazione triennale offre questo genere di specializzazione», ci spiega Pietro Schenone, direttore del dipartimento di lingue del Politecnico della cultura, delle arti e delle lingue, così come oggi si chiamano le Scuole civiche milanesi radunate attorno questa fondazione di partecipazione. «Milano è una buona piazza - continua Schenone - qui arrivano studenti motivati e noi li seguiamo con programmi attenti alle esigenze del mondo del lavoro». Se tra i docenti c'è chi, come Yasmina Melaouah, ha tradotto Daniel Pennac o Jonathan Franzen, «caso letterario» degli ultimi anni, anche alcuni giovani ex-allievi si sono messi in evidenza: Giancarlo Zucchetto, ad esempio, è funzionario al Parlamento europeo e Amedeo Poggi è l'interprete personale del sindaco Albertini al Parlamento europeo e nelle sue missioni all'estero.
Secondo Fulvia Tassini, coordinatrice del corso di specializzazione in interpretazione del dipartimento di lingue delle scuole civiche, «a Milano sono richieste competenze nel campo finanziario, bancario ed economico». Con un'adolescenza vissuta in Australia, bilingue in italiano e inglese, la Tassini - che a Milano in questi giorni ha prestato la voce a Pennac, Jonathan Coe e Amos Oz in un incontro con il pubblico alle librerie Feltrinelli di piazza Piemonte - insegna all'Isit dalla fondazione, nel 1980. Da allora, ha incontrato molte delle importanti personalità straniere che sono venute in visita ufficiale a Milano e oggi lavora sovente con il governatore della Lombardia Roberto Formigoni. «Per diventare bravi interpreti e traduttori bisogna conoscere alla perfezione la propria lingua madre e la propria cultura», spiega poi Paul Kroker, coordinatore per il corso di laurea triennale in Scienza della mediazione linguistica, anche questo molto gettonato in una città sempre più cosmopolita come Milano.
Le lingue in cui adoperarsi? Si va dalle «solite» inglese, francese, tedesco e spagnolo a quelle più di nicchia, come l'olandese. Oppure la lingua ceca, quella slovacca, il russo, il portoghese. Gli addetti ai lavori le chiamano «minilingue». Si tratta di linguaggi poco diffusi ma ugualmente importanti, specie dopo l'allargamento della Ue all'area dell'Est. Nella babele contemporanea, Milano non vuole rimanere a bocca chiusa.