Traduzione sbagliata. E la crisi diventa subito «tetra»

Nell’arte del piangerci addosso non siamo secondi a nessuno, quando poi al governo c’è il centrodestra non ci risparmiamo proprio nulla. Sembra che ci sia tanta gente che, invece di lavorare, aspetti solo di leggere qualche notizia negativa per poi gridarla ai quattro venti fregandosi le mani dalla soddisfazione. E quando la notizia negativa non c’è? Semplice, la si inventa. Nascono così delle inesistenti prospettive «tetre» per l’economia italiana estrapolate da un rapporto del Fondo Monetario Internazionale sulla situazione economica del nostro Paese.
Cos’è accaduto? In un articolo del Sole 24 Ore appare un primo commento del documento FMI con l’inquietante aggettivo. «Tetro» suona proprio bene per i pessimisti di casa nostra e tutte le redazioni scattano: il Corriere online ci aggiunge un rassicurante «ALLARME» in lettere maiuscole come introduzione all’articolo dove le «prospettive tetre» giganteggiano. A Repubblica non pare vero di adeguarsi aggiungendo nei virgolettati del rapporto avverbi del tutto inventati per rafforzare la tetraggine generale. Di fronte a tanta unanimità per breve tempo ci era cascato anche il sito del Giornale, ma è bastato poco, il tempo di leggere questo famoso rapporto e accorgersi che l’aggettivo usato dal FMI era un assai più innocuo «bleak» che, dizionario Webster alla mano, ha la sua etimologia in «pallido» e alla peggio si può tradurre con «non incoraggiante» o addirittura «deprimente» se si vuol forzare la mano, ma del funereo «tetro» proprio non c’è traccia. Da dove è saltato fuori allora questo vocabolo che ha fatto sussultare i cuori dei pessimisti a oltranza? Certezze non ce ne sono, ma c’è una prova che in un processo farebbe spalancare gli occhi alla giuria: «tetro» viene infatti fuori se facciamo tradurre «bleak» dal traduttore online di Google, un programmino divertente che restituisce testi di lingue straniere in un italiano maccheronico. Praticamente un gioco.
C’è da riflettere: un rapporto di novanta pagine pieno di numeri e cifre riassunto da un aggettivo sbagliato, partorito da un programma che è poco più di un videogioco. La cosa paradossale poi è che il rapporto in questione (peraltro pieno della solita aria fritta, come è d’uso in questi studi che prevedono ogni volta una cosa diversa) è per una volta ben disposto nei confronti del nostro Paese: a fronte delle solite debolezze strutturali vengono evidenziati numerosi punti di forza, come il basso indebitamento delle famiglie e la solidità del sistema bancario, ma non solo, vengono spese anche parole di lode ad esempio per le manovre anticrisi del governo e per il coraggio di varare una Finanziaria triennale. Tutte cose poco interessanti, molto meglio l’allarme e le prospettive tetre. Un’ultima annotazione: il rapporto cita la futura ripresa dell’economia ma sceglie il termine «eventual» che, come tutti quelli che hanno studiato inglese sanno, è una di quelle parole ingannevoli perché ha un significato diverso (in un momento futuro) della parola italiana a cui assomiglia (eventuale); ovviamente per Repubblica la ripresa diventa «nel migliore dei casi eventuale». La matita giusta per segnare questi errori «involontari» sarebbe quella blu, ma visto l’amore per il catastrofico di sicuro preferiranno quella nera.
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