Traffico di droga internazionale: 57 arresti

Sequestrati 380 chili di cocaina, armi e bombe Era una rete di narcotrafficanti che gestiva il traffico di stupefacenti in stile militare

Quintali di cocaina in arrivo dal Sudamerica attraverso la Spagna, un monopolio decennale dello spaccio di sostanze stupefacenti, e un patto tra organizzazioni criminali per il «controllo» militare dei quartieri milanesi di Niguarda, Affori, San Donato e Barona attraverso l’uso di armi, intimidazioni e pestaggi.
Gruppi sgominati da una vasta operazione del Gico della guardia di Finanza (il gruppo di investigazione sulla criminalità organizzata), che nel maxiblitz di ieri ha eseguito 57 ordinanze di custodia cautelare in carcere disposte dal gip Antonio Corte su richiesta del pm Laura Barbaini. L’accusa per gli arrestati (molti dei quali in contatto con alcune famiglie della mafia siciliana e della ’ndrangheta calabrese) è di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di stupefacenti.
L’operazione «El Niño» conclude un lungo lavoro delle fiamme gialle, che nel corso del tempo hanno sequestrato 380 chili di cocaina, due ordigni esplosivi, una carabina e armi da taglio. Un’indagine nata nel maggio del 1998, in seguito a una sparatoria in via Faenza tra la banda della Barona e quella del Corvetto che si contrapponevano per il controllo del commercio della coca. Ad avere la meglio, ma anche a finire sotto la lente degli investigatori, è stato il gruppo della Barona capeggiato dai pluripregiudicati Claudio Cagnetti, Francesco Perspicace e Nazzareno Calaiò in contatto con la famiglia mafiosa dei D’Agosta di Vittoria, in provincia di Ragusa. Le indagini hanno poi dimostrato i legami tra Calaiò e i gruppi capeggiati da Davide Iacono (storicamente collegabile a un’altra cosca di Vittoria, i Dominante-Carbonaro), da Rocco Molluso (figlio di Pasquale, appartenente alla cosca calabrese dei Mammoliti) e da una banda di uruguaiani che tutti insieme controllavano San Donato, e facevano arrivare dalla Colombia, via Spagna, fiumi di droga.
«Le intese di cui sono protagonisti i vertici di queste associazioni - scrive il gip - stipulate e concluse tra gli esponenti di vertice dei diversi gruppi intervengono tra soggetti consapevoli che le attività» illecite «ricevono vicendevole ausilio e contribuiscono al raggiungimento delle finalità di ciascuna associazione». In altre parole, una «pax mafiosa» - tra il 1998 e il 2004 - funzionale agli interessi delle diverse organizzazioni.