Traffico limitato: due pesi, due misure

Quando, a febbraio, scoppiò l'ennesimo «caso Chinatown» e la Moratti annunciò di voler pedonalizzare la zona di via Paolo Sarpi nonostante le proteste dei cinesi, invitai il sindaco ad andare avanti senza tentennamenti. Se un'amministrazione è convinta che un suo provvedimento sia utile alla città è giusto che non si faccia influenzare da lamentele, minacce e strepiti. E così è stato. A settembre verrà dato il via ai lavori e scatterà la prima fase di pedonalizzazione. Questo metro però va usato sempre, non soltanto in alcuni casi. Perciò mi sono meravigliato quando ho visto sindaco e Comune fare marcia indietro dopo aver annunciato di voler trasformare in Ztl (zona a traffico limitato) via Montenapoleone e le vie limitrofe all'Arco della Pace. A stretto giro di posta sono arrivate le proteste di commercianti e residenti. E, altrettanto rapidamente, è arrivato il ripensamento di Palazzo Marino.
Così facendo si dà la sgradevole impressione che a Milano esistano figli e figliastri. I cinesi di Chinatown commettono ogni giorno decine di infrazioni al regolamento urbano (ed è qui che bisogna colpirli per ridare «normalità» alla zona) ma hanno gli stessi diritti (e gli stessi doveri) dei commercianti di Montenapoleone e dell'Arco della Pace. Sarebbe però ingenuo nascondersi che il peso di «commercianti» come Gucci, Armani, Rolex, Prada, Vuitton, Valentino, Versace sia diverso dal peso del signor Chen e del signor Who. Sarebbe bastato sentirli prima ed evitare così un'antipatica retromarcia. Perché a Milano nessuno deve sentirsi figliastro, Neppure i cinesi.
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