Traffico di rifiuti: un pentito di camorra cita l'ex governatore Bassolino

L'ex governatore della regione Campania non è indagato, ma un pentito lo cita come parente dei titolari di una società coinvolta nel traffico di rifiuti

Ci sono anche i nomi dell’ex governatore della Campania Antonio Bassolino (nella foto) e della famiglia Coppola agli atti dell’ultima inchiesta antimafia di Napoli sul traffico illegale di rifiuti in provincia di Caserta gestito dal clan dei Casalesi e dagli uomini del gruppo Polverino.
È stato il pentito di camorra Tammaro Diana a parlarne ai pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia, Luigi Landolfi, Giovanni Conzo e Alessandro Milita che, pochi giorni fa, hanno chiesto e ottenuto il sequestro di quattro aree tra Castelvolturno e Villa Literno dove sarebbero state intombate migliaia di tonnellate d’immondizia classificata come «pericolosa». Il provvedimento è stato adottato perché «la presenza di materiale tossico all’interno del terreno rappresenta un alto rischio potenziale per lo sviluppo di infezioni ed epidemie e un grave pericolo per la salute pubblica».
Il fascicolo è attualmente a carico di ignoti e la stessa citazione dell’ex presidente della Regione ed ex sindaco di Napoli nonché della potente dinastia di imprenditori casertani (il capostipite Cristofaro e i figli Francesco e Cristiana, quest’ultima attuale vicepresidente nazionale di Confindustria con delega per il Mezzogiorno) non significa affatto che siano sottoposti a indagine. Si tratta di spunti investigativi definiti «interessanti», ovviamente da approfondire, nati dalle dichiarazioni di un ex colletto sporco dei Casalesi, affiliato al gruppo del boss Francesco Bidognetti, che ha riferito circostanze apprese nell’ambiente criminale sulle quali la magistratura ha avviato le attività di riscontro.
Il collaboratore di giustizia ha indicato, per ciascuna delle discariche abusive, organizzatori e partecipanti al business illecito e, per essere più preciso, il 23 settembre scorso, ha partecipato direttamente ai sopralluoghi insieme alla polizia giudiziaria. Il pentito si è soffermato, in particolare, sul «Polo Nautico», che si trova a Villa Literno, «di proprietà - scrivono i pm nella richiesta di sequestro - della Mirabella spa asseritamente di proprietà di Cristofaro Coppola». Il collaboratore di giustizia - si legge ancora nella richiesta del pool antimafia - «riferiva che, negli anni 2007-2008, all’interno di quest’area, entrando a destra, nella zona ancora non edificata, sono state sotterrate diverse tipologie di rifiuti, tra cui amianto tritato e polverizzato, provenienti dalla demolizione dell’ex Italsider di Bagnoli. I trasporti furono effettuati e curati dalla ditta di Salvatore Liccardi e dalla ditta Eusa facente capo allo stesso Salvatore Liccardi, cugino del boss Roberto Perrone di Quarto (Na) affiliato al clan di Giuseppe Polverino».
Tra le società coinvolte, a dire dal collaboratore, vi è «la Devizia spa di Avellino, imparentati con l’ex governatore della Campania Antonio Bassolino (omissis). Tale circostanza mi fu riferita fra il 2005 e il 2006 da Cristofaro Santagata che è il marito della mia ragioniera Carmela (...). Il Santagata è dipendente da circa vent’anni di Cristofaro Coppola e ultimamente era alle dipendenze della Mirabella spa facente capo alla famiglia Coppola e precisamente Cristofaro, Cristiana e Francesco».
Il riferimento all’«amianto polverizzato» aveva a tal punto incuriosito Tammaro Diana da approfondire la vicenda. «Il collaboratore dichiarava di aver appreso dello sversamento dei rifiuti al polo nautico direttamente da Salvatore Liccardi che, in più occasioni, aveva visto lo sversamento dei rifiuti tossici e di aver chiesto spiegazioni al Liccardi che, confermando la pericolosità dei rifiuti, gli rappresentava che lui era formalmente “a posto con la documentazione” e che bisognava fare presto a coprire il tutto, raccomandando la massima riservatezza altrimenti avrebbero rischiato di “finire tutti in carcere”....».
Dietro questa sciagura ambientale, per gli inquirenti della direzione distrettuale antimafia di Napoli, ci sarebbe la longa manus della mafia casalese in combutta con la potente e temuta famiglia malavitosa di Giuseppe Polverino, originaria della provincia nord di Napoli ma con interessi imprenditoriali (leciti e illeciti) in Spagna, Olanda e Sudamerica (appena l’altro ieri, la magistratura partenopea ha sequestrato a uno dei capi del sodalizio una villa hollywoodiana sul lago di Como, non lontana dalla residenza di George Clooney).
Insieme, scrivono i magistrati, le due holding del crimine avrebbero «smaltito stabilmente in maniera organizzata, in modo illecito e clandestino, rifiuti (rsu, speciali pericolosi e non) illegalmente sversati nei territori di Castel Volturno e Villa Literno» per un quantitativo «incalcolabile». E tutto sarebbe avvenuto in «zone agricole e intensivamente coltivate, nonché in zone notoriamente ricche di acque superficiali». Uno scempio senza precedenti. Un comportamento, sintetizzato dagli investigatori, con una semplice definizione: «disastro ambientale». Gli inquirenti sembrano dare molto credito alle rivelazioni di Diana, un ex imprenditore che già nel 2000 era stato indicato come «vicino» ai clan ai quali forniva aiuto materiale e logistico. Dopo alcune minacce arrivate dal gruppo Bidognetti, nel 2003 si sarebbe messo a disposizione dell’organizzazione quale custode e procacciatore di auto, esplosivi e armi, obbligato a versare ingenti somme per mantenere affiliati e famiglie dei boss incarcerati.