Traffico, trasporti, ambiente: Roma bocciata

Omar Sherif H. Rida

«Le realtà laziali non godono di buona salute rispetto alla mobilità: Roma occupa il 33° posto della classifica, mentre le restanti quattro province si collocano in posizioni piuttosto critiche (Rieti 50°, Viterbo 67°, Frosinone 73° e Latina 81°)». Recita così un significativo passaggio dell’introduzione del primo rapporto Aci-Eurispes sulla qualità della mobilità nelle province italiane, presentato ieri nella sede romana dell’Aci. Uno studio di circa 600 pagine e che classifica 103 province del nostro Paese sulla base dell’indice Iqm («indice di qualità della mobilità») calcolato per ogni città mediante una serie di indicatori statistici quali traffico urbano, qualità dell’ambiente e stato di salute dei cittadini. Un documento in cui figura inoltre un’indagine condotta su 3.500 cittadini sull’uso dell’auto privata e dei mezzi pubblici.
Il ritratto della capitale che il rapporto traccia non è certamente dei migliori, tanto da ricalcare perfettamente le conclusioni generali della ricerca: «Un Paese incapace di soddisfare la richiesta di mobilità dei propri cittadini, costretti a privilegiare - in assenza di valide alternative - l’uso indiscriminato dell’auto. Un Paese privo di un sistema adeguato di trasporto pubblico, ma privo anche delle infrastrutture necessarie per fronteggiare l’aumento del traffico veicolare. Un Paese in cui ogni città è ben lontana dagli standard imposti dalla società nel ventunesimo secolo». Roma e il Lazio risultano così al secondo posto per numero di veicoli circolanti: ben 4.398.892, con 3.269.466 solo a Roma, che detiene il primato italiano. Ma la capitale è leader anche per numero di motocicli (ben 366.850) e di autovetture, 2.583.009 a fronte di una popolazione di 3.758.015 abitanti: ergo, a Roma due abitanti su tre risultano proprietari di un’autovettura.
Anche la Ztl capitolina è prima in Italia, con i suoi quasi 700 ettari di estensione. Il tasso della motorizzazione (il rapporto tra numero di abitanti e numero di veicoli) è del 66,8 per cento, ed è superiore di quasi 13 punti alla media europea (54 per cento). Note dolenti anche in merito alla qualità dell’ambiente e alla sicurezza dei cittadini, (dove Roma si colloca solo all’85° posto) e al numero di ambulanze (solo 0,19 per ogni mille abitanti). Inadeguati inoltre la rete stradale percorsa da autobus (163,2 chilometri di linee per 100 chilometri quadrati che la colloca al 60° posto), e il monitoraggio della qualità dell’aria, con appena 0,7 centraline ogni 100 abitanti contro le 11,7 di Aosta (al primo posto della classifica in base all’indice Iqm). In relazione a quest’ultimo aspetto il presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara ha invitato le varie amministrazioni comunali ad «abbandonare le soluzioni tampone - blocchi del traffico, targhe alterne, ecc. -, che si sono dimostrati dei semplici palliativi, e a uscire dall’improvvisazione in favore di progetti a lunga scadenza».
Ma se Atene (cioè il volto di Roma restituito dal famoso indice Iqm) piange, anche Sparta (cioè il volto dei romani restituito dal campione intervistato) non ride. Secondo il rapporto Aci-Eurispes (dati del 2006) gli abitanti dell’area metropolitana capitolina si muovono solo per andare al lavoro, non utilizzano la bicicletta, sono schiavi dell’automobile e del traffico, bocciano le strisce blu ma promuovono la Ztl. Il 77,6 per cento dei romani infatti si sposta prevalentemente per motivi di lavoro. Di questi l’84,2 per cento lo fa ogni giorno e prevalentemente nel comune di residenza (70,4 per cento), soprattutto con la macchina. Ben il 23,7 dichiara di non salire mai su un mezzo pubblico e il 57,2 per cento (più della metà quindi) non prende mai il taxi. Circa la metà degli utilizzatori degli autobus lo fanno perché privi di un mezzo proprio (46,8 per cento). Il 18 per cento attende il bus alla fermata più di 30 minuti, mentre il 33,6 per cento non ritiene attendibili le informazioni sugli orari di transito. Più della metà del campione (il 53,3 per cento) soprattutto, crede che debba essere affrontato come problema più urgente in materia di mobilità, l’insufficienza del servizio pubblico, che ritiene «abbastanza peggiorato».