La tragedia di Bergamo Uccide l’ex fidanzata e poi parte per le ferie

Fermato a Trieste confessa ma non svela il movente

nostro inviato a Bergamo

Un silenzio quasi irreale, di una città che sembra già chiusa per ferie. Le tapparelle serrate quasi ad ogni piano, il cancello sbarrato a proteggere il silenzio di un condominio colorato di un verde sbiadito. Né ricco né povero, ai limiti del centro, ma nemmeno in periferia, una manciata di palazzine,una sessantina di famiglie che ci vivono e si conoscono, sì ma non troppo. Via Pizzo Recastello numero 18, Bergamo bassa. Qui, scala C, in un appartamento uguale a tutti gli altri la scorsa notte la polizia ha trovato il cadavere di una ragazza.
Aveva 27 anni, faceva la commessa all’Auchan, si chiamava Barbara Brandolini. Uccisa, morta soffocata, dice il medico legale. Era stesa sul letto, in casa dell’ex fidanzato. L’assassino l’ha coperta con un piumino, poi ha chiuso a chiave la porta della camera. Quante analogie, sembra di rivedere Meredith sgozzata nella sua casa di Perugia, anche lei nascosta sotto una coperta dal suo carnefice. Poi come non pensare al giallo d’estate - è il periodo - la mente torna a Chiara, a Garlasco, a tutto quel sangue e a un omicida ancora senza nome. Stavolta non ci sarà dei bisogno dei Ris, delle impronte, dei Taormina di turno o delle indagini tv: l’omicida ha già un nome e nonostante i due giorni di vantaggio sugli investigatori è finito in manette. Si chiama Massimiliano Pippia, ventitreenne senza né arte né parte, una vita in nome della canna e un assegno mensile da “invalido”. Mentale.
«Sono stato io», ha ammesso subito di fronte ai poliziotti che ieri mattina lo hanno bloccato a Trieste mentre saliva su un treno per Venezia. Il perché invece non l’ha spiegato, o forse, semplicemente non ha potuto farlo perché non c’è. Dopo aver ucciso la ragazza stava preparandosi forse ad andare in vacanza. Un delitto senza movente, ecco l’epilogo apparente di una storia malata cominciata con l’amore. Erano stati insieme per due anni, lui il ragazzo che anziché Marlboro inghiottiva spinelli suonando la chitarra e piantando marijuana sul terrazzo e Barbara. Lei piccola e minuta, una che non fa girare la testa ma che da tre mesi aveva un nuovo fidanzato. Sabato la coppia avrebbe dovuto partecipare a una festa di matrimonio, domenica sarebbe partita per le ferie. Ma al cellulare da venerdì sera Barbara non rispondeva più. E nemmeno a casa. È scattato l’allarme. Il giovane in questura, accompagnato da fratelli e amici, domenica ne aveva denunciato la scomparsa. Sapeva anche lui di quella relazione appena finita, forse non sapeva che lei continuasse ancora a vedere il suo ex. Così la polizia ha citofonato in casa Pippia. Senza risposte. Rassegnandosi. Del resto i vicini non avevano visto né sentito nulla in questo condominio anonimo dove si vi sopravvive soli.
Il fratello di Massimiliano, Alessandro, di due anni più grande, da qualche mese vive in Australia. Dicono che se ne sia andato per amor di una ragazza e per lavoro. Ma anche, e soprattutto, per tenersi lontano da quel fratello con cui aveva finora condiviso la casa. Genitori separati, piccola borghesia, un appartamento lasciato ai due e un futuro da riconquistare. La notte scorsa la polizia si è invece presentata in forze, con i vigili del fuoco, che hanno forzato una finestra dell’abitazione. Sembrava che Barbara dormisse. Nessun segno di colluttazione, né di violenza. «Non l'ho ammazzata per gelosia, semmai geloso avrebbe dovuto essere l'altro», ha detto nel suo dormiveglia liquido, sconvolto dalla droga Massimiliano. Poi eccolo stramazzare a terra. Una crisi epilettica. Quella che per ora gli evitato la cella. Dopo la confessione è stato trasferito all'ospedale di Trieste. Piantonato, in stato d'arresto. Ora toccherà a uno psichiatra. E alla scientifica. A questo noir di mezza estate manca ancora più di un tassello. A cominciare dal perché.