Tragedia a Bogogno la caccia non c’entra

L’esplosione di follia che si è scatenata a Bogogno (Novara) ha lasciato attoniti non soltanto i concittadini di Angelo Sacco ma anche tutti noi. La passione per la caccia e per il tiro interessa del resto molti cittadini e siccome entrambe le attività si praticano con le armi da fuoco, è inevitabile che le stesse vengano detenute nei rispettivi domicili. È stato riportato che le armi di Sacco erano regolarmente denunciati, ma questo, ai fini dell’accaduto, non ha molta importanza.
Non ha però nemmeno senso invocare misure più restrittive cui subordinare il rilascio del porto d’armi per uso di caccia, perché rendere più frequenti e rigide le visite mediche non impedirebbe comunque lo scoccare di scintille di pazzia, che possono colpire chiunque senza alcun preavviso dall’automobilista che circola con un potenziale strumento di morte su quattro ruote, alla massaia che sta tagliando i pomodori con un affilato coltello da cucina.
Nessuno è al sicuro ma non ci sogniamo di esigere visite psichiatriche per tutti i cittadini. È giusto che chi maneggia armi da fuoco per attività sportive o del tempo libero, debba essere sottoposto a visite accurate (come già avviene) ma da questo a imporre un regime poliziesco ce ne passa e non possiamo più accettare la solita usanza di addebitare tutto al capro espiatorio di turno, in modo da scaricarsi la coscienza a danno delle minoranze. I cacciatori sono già sottoposti a controlli multipli di ogni tipo e chiedono con forza al ministro Pisanu di non cedere alle sirene dei cattivi consiglieri di turno.