"Una tragedia che puoi capire solo se la vivi". Lacrime e dolore per il parà ucciso in Afghanistan

Viaggio a Osteria Nuova in mezzo al dolore dei parenti e degli amici del primo caporal maggiore David Tobini, oggi ucciso in Afghanistan. Sabato scorso David aveva festeggiato il suo 28esimo compleanno, l'ultimo giorno di una licenza breve, tanto per stare assieme i suoi cari

"Gliel'avevo messo in testa io di arruolarsi nei parà. Da giovane ero stato paracadutista e sono ancora innamorato di quel reparto. Ancora non posso credere che David sia morto stamattina". Stefano Carboni, 43 anni, scuote la testa, dalla cassa del suo bar si precipita nella saletta posteriore, quella per le giocate al lotto, e accende il pc. Va sulla sua pagina di Facebook, il socialnet cui era iscritto anche il primo caporal maggiore David Tobini del 183° reggimento paracadutisti "Nembo" di Pistoia, e apre l'album degli amici di Osteria Nuova. È qui che ritrova il sorriso di David e si commuove.

"Da ragazzo aveva lavorato con me qui come barista. Aveva sempre una battuta scherzosa per tutti. Passato il periodo di prova stavo facendo tutti i giri per metterlo in regola. A quel punto, però, lui mi dice: "Lascia perdere, ho già messo la firma per arruolarmi". A Osteria Nuova, una frazione fra Cesano di Roma e Anguillara Sabazia, XX Municipio della capitale, gli abitanti si stringono attorno alla famiglia del militare morto durante lo scontro a fuoco nel villaggio di Khame Mullawi nella valle del Murghab, provincia di Badghis, in Afghanistan. Qui, in via Quero, abitava David assieme alla mamma Annarita e al fratello minore Giorgio. Sempre qui sabato scorso David aveva festeggiato il suo 28esimo compleanno, l'ultimo giorno di una licenza breve, tanto per stare assieme i suoi cari. Poi domenica mattina, ieri, era ripartito per la sua seconda missione.

"Il fratello Giorgio era passato al bar - racconta ancora Carboni - proprio l'altro ieri. Doveva trovare qualcosa per fare il regalo a David. Ci siamo scambiati poche parole poi è andato via, voleva fargli una sorpresa". Davanti l'abitazione della mamma, tra la via Anguillarese e la Braccianese, militari dell'esercito piantonano la cancellala del piccolo condominio. Al di là i familiari sono stretti attorno alla donna straziata. "È una tragedia enorme - dice la zia del primo caporale maggiore Tobini - solo se la si vive sulla propria pelle si può capire cosa significa. Mio nipote? Un ragazzo d'oro, studioso, buono. Quando i carabinieri ci hanno dato la notizia è stato un colpo dritto al cuore". "Aveva una passione enorme per la sua professione - raccontano i parenti del padre, infermiere presso un ospedale romano -. Non lo vedevamo da circa un anno, noi viviamo a Roma. Il papà, separato dalla moglie, invece, l'avevamo incontrato alcuni giorni fa".

La zia ricorda ancora le parole di David quando, durante una riunione di famiglia, qualcuno gli aveva chiesto come fosse l'Afghanistan: "Al rientro dalla sua prima missione ci aveva detto solo che in quel posto c'era tanta miseria, troppa". La zia aggiunge tra le lacrime: "Non si può morire così, a 28 anni. Nei giorni scorsi, quando abbiamo letto e sentito alla tv degli altri militari uccisi in Afghanistan, abbiamo tremato per David. Oggi è toccato a noi". Lo Stato Maggiore della Difesa precisa che "Tobini stava partecipando a una attività congiunta con forze afgane nella valle del Murghab.

Sulla morte del 41esimo soldato italiano in Afghanistan interviene l'arcivescovo, ordinario militare per l'Italia, monsignor Vincenzo Pelvi: "La preghiera è la risposta all'incapacità di accogliere il dolore e la perdita di un altro figlio della nostra Nazione. Dalla morte dei nostri soldati dobbiamo imparare a chiederci che cos'è l'uomo se non ci prendiamo cura dell'altro, che cosa sarebbe la vita senza l'amore". "Bisogna andare oltre la superficialità - continua monsignor Pelvi - e le risposte emotive dei pro e dei contro le missioni di sicurezza. Non dobbiamo avere paura di porci domande fondamentali sul senso della morte e non fermarci a risposte immediate e parziali ma andare in profondità per capire la professione militare che è anche capacità di offerta della propria vita. La professione militare ha quella novità che può cambiare le relazioni internazionali, contribuendo a costruire un mondo più giusto e solidale".

In particolare Tobini è stato colpito durante un'operazione congiunta tra militari italiani e forze afgane nella zona a nord ovest di Bala Murghab, attacco avvenuto durante una fase di ripiegamento al termine di un'attività di controllo e ricerca. Di stanza alla caserma "Marini" di Pistoia, la stessa del caporal maggiore Massimiliano Randino, 32 anni: ucciso a Kabul da un gruppo di talebani il 17 settembre 2009 assieme ad altri 5 parà della Folgore. Lutto cittadino, nella capitale, preannunciato dal sindaco di Roma Gianni Alemanno: "Ancora una volta la città piange un giovane militare romano caduto nell'esercizio delle sue funzioni. È un nuovo sacrificio dell'Italia che sta pagando un tributo molto alto per la difesa della libertà e della democrazia di un paese martoriato". Cordoglio da parte del presidente della Regione Lazio Renata Polverini e del collega della Regione Toscana Enrico Rossi. "Cominciamo a contare troppe vittime - afferma la Polverini - e bisognerà continuare a darsi un perché. Sono giovani e tra l'altro sono convinti di lavorare per la democrazia. Ma ogni volta che ne muore uno ci domandiamo sempre quanto ne valga la pena".