La tragedia dell’aereo di Monte Lupone: otto anni senza verità

Claudia Passa

Monte Lupone otto anni dopo. Dopo il tragico incidente aereo in cui perse la vita Maurizio Poggiali, 32 anni, capitano dell’Aeronautica militare, in servizio sul Siai 208 di addestramento schiantatosi l’8 agosto 1997 su un faggeto nei pressi di Latina. Dopo l’odissea giudiziaria che vede tutt’ora aperti, a vario titolo, ben quattro procedimenti giudiziari. Dopo l’inizio di una battaglia non ancora giunta al termine, portata avanti dalla famiglia di Maurizio, dall’associazione che porta il suo nome, dai rappresentanti delle istituzioni che senza distinzione di colore politico, da Marcello Pera a Vittorio Sgarbi, da Giuliano Pisapia a Marco Taradash, hanno inondato le due camere di interrogazioni parlamentari - almeno quaranta - nella speranza di contribuire all’accertamento della verità.
«Non so se mio figlio poteva essere salvato, so che mio figlio doveva essere soccorso, ma ciò non è stato fatto». Le parole di Giuliano Poggiali, padre dell’ufficiale scomparso, nel far da incipit al libro «Missione 933 rispondete... » (realizzato da Fabrizio, fratello di Maurizio, autore, regista e attore teatrale), danno il senso di una tragedia lunga quasi un decennio. Di come il giovane e i suoi due compagni di viaggio sopravvissuti (uno di loro, il pilota, è stato condannato in primo grado a un anno di galera con pena sospesa per omicidio colposo, e a dicembre affronterà l’appello) furono trovati con la carcassa del velivolo soltanto il giorno dopo il disastro, da una famiglia che passeggiava nei pressi della cittadina di Norma. Secondo i familiari e i periti da essi incaricati, infatti, Maurizio non sarebbe morto sul colpo, ma soltanto dopo alcune ore. E i Poggiali puntano il dito contro quattro ufficiali dell’Rsc (coordinamento ricerca e soccorso) di Ciampino, che a dicembre saranno chiamati a rispondere dell’accusa di interruzione del pubblico servizio «perché in concorso tra loro decidevano di interrompere al crepuscolo le ricerche del volo, disperso fin dalla tarda mattinata».
A quasi due lustri dalla tragedia, sono radio e tv a ripercorrere la vicenda, proponendo brani e rielaborazioni del testo di Fabio Poggiali, già rappresentato dall’autore al Teatro Valle come spettacolo di teatro civile, e presentato sotto forma di documentario alla Mostra del cinema di Venezia dell’anno scorso. «Come cittadino, come artista e come fratello - spiega - mi sono sentito in dovere di raccontare la storia di Maurizio. Lui era un ufficiale dello Stato, che ha servito il Paese con orgoglio, rendendo onore alla sua Patria. Il nostro non è un atto d’accusa contro l’istituzione dell’Aeronautica Militare, ma dopo otto anni vogliamo giustizia e verità sul perché quell’aereo non è stato cercato, sul perché mio fratello non ha avuto quei soccorsi che forse avrebbero potuto salvargli la vita».