La tragedia dell'aereo precipitato in Venezuela. L’ultimo sms dei Durante: "Tutto bene, e il gatto?"

Il messaggio inviato dalla famiglia di Ponzano giovedì notte appena arrivati a Caracas, in Venezuela, poco prima di prendere <a href="/a.pic1?ID=231939" target="_blank"><strong>il bimotore che li avrebbe portati a Los Roques e scomparso in mare</strong></a>. Davanti alla casa dei Durante un mazzo di fiori gialli e una rosa
rossa. <a href="/a.pic1?ID=231942" target="_blank"><strong><font color="#ff6600">Rita e Annalisa, le amiche con pallino per l'avventura</font></strong></a>. <a href="/a.pic1?ID=231944" target="_blank"><strong>Stefano e Fabiola, marito e moglie da sette giorni</strong></a>

nostro inviato a Ponzano Veneto (Treviso)

Nerino passeggia sul muretto, saltella sulla cancellata, sfiora le due biciclettine sotto il porticato, si infila nella casetta dei giochi in mezzo al prato umido: ma è solo un attimo, la casetta è deserta e lui da solo non si diverte. Doveva essere il passatempo preferito di Emma e Sofia, questo micione senza un pelo bianco che gironzola come un’anima in pena attorno alla villetta dei padroni. È stato per lui l'ultimo pensiero dei Durante: non potevano portarlo in Venezuela, l’hanno lasciato ai vicini. Gianluca Bisetto e la moglie Cristina Zoppa sono vecchi amici di Paolo e Bruna Durante, amici di quelli con cui decidi di dividere una bifamiliare, con cui passi le vacanze, ai quali quando parti lasci le chiavi di casa «per dare da mangiare al gatto».

A Cristina e Gianluca sono rimaste le chiavi, il gatto e un mare di ricordi. Anche le lacrime sono finite. «Speriamo di ricevere presto buone notizie», piange Cristina mentre mostra il messaggino ricevuto dal Venezuela a mezzanotte di giovedì: «Siamo arrivati a Caracas, tutto bene, siamo contenti, come sta il gatto?». Erano partiti alle cinque del mattino, Venezia-Milano, Milano-Caracas. Avevano davanti qualche ora di sonno prima di prendere il bimotore maledetto che doveva depositarli sull'isola incantata di Rasqui, arcipelago di Los Roques, alla Posada Acquamarina, gestione italiana, mare blu, spiaggia bianca, un paradiso perduto.

Una rosa rossa e un mazzo di fiori gialli davanti al portoncino di via Marcolin, zona di case nuove abitate da coppie giovani di Ponzano, il paese dei Benetton. Prato all’inglese curato alla perfezione, un alberello spoglio addobbato con le palline natalizie. L'ultima copia di «Traveller» nella cassetta della posta, testimone muta dell’amore per i viaggi. Vivevano qui da quattro anni Paolo Durante e Bruna Guerrieri, 41 anni lui, 42 lei. Capelli sale e pepe corti corti, era lei l’amante dei viaggi, la creativa di famiglia. Si erano conosciuti alla Benetton, l’azienda per la quale lavoravano entrambi prima che Bruna, qualche mese fa, decidesse di guidare lo staff stile della Unitessile, gruppo di Preganziol che produce abbigliamento per bambini con il marchio Iana.

«Un grande acquisto - mormora Angelo Bortoletto, responsabile della produzione -. Il suo carisma aveva conquistato tutti». Erano affiatati e pieni di interessi. Paolo lavorava come tecnico informatico, un tipo preciso e meticoloso, pronto ad aiutare i vicini nei lavoretti di casa, uno che non lasciava nulla al caso. Aveva scelto quella villetta per uscire da Treviso, dove ancora vivono i genitori Giannino e Gabriella; voleva far crescere le bimbe nel verde, ed essere più vicino al lavoro.

Era Bruna a trascinarlo lontano da casa, lei girava il mondo per lavoro, dall’America al Giappone, e voleva farlo anche con la famiglia. Trovava le mete e il marito organizzava su internet. Parigi, Londra, località esotiche, e sempre con le bambine: «Due piccine meravigliose, educatissime, piene di fantasia come la mamma»,racconta una vicina, Tiziana Sparvoli. Tre anni fa erano stati a Guadalupe con la sorella di Paolo, Alessia, e suo marito Davide Basso. Che ora ricorda l'ombra passata sugli occhi di Paolo durante il pranzo di Natale, l’ultima volta che si sono visti tutti assieme. «Erano entusiasti, a tavola avevano parlato a lungo del Venezuela, ma mio cognato aveva qualche timore. Speriamo bene per i voli interni, aveva detto. E io gli avevo risposto: ma cosa vai a pensare male...».