La tragedia in fonderia a Torino, Prodi condanna tutte le aziende

Il premier pressato dal Prc lancia l’anatema per le
morti sul lavoro: &quot;La responsabilità è delle imprese&quot;. Il ministro Ferraro chiede un consiglio dei ministri straordinario. Prosi replica: Possiamo riflettere su questo punto ma il problema è far rispettare le norme che ci sono<br />

da Roma

«Chiedo un Consiglio dei ministri straordinario per inserire nel decreto sicurezza anche le norme sul lavoro». Dopo la quarta morte determinata dall’incidente verificatosi alle acciaierie ThyssenKrupp di Torino, il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero ha alzato la voce intimando al premier di prendere provvedimenti. «Gli operai devono poter tornare vivi a casa», ha detto l’esponente di Rifondazione.
E Romano Prodi, a Lisbona per il vertice Ue-Africa, non ha voluto o potuto contraddire il suo ministro. «Possiamo riflettere su questo punto - ha replicato a Ferrero -, ma il problema non sono nuove norme, quelle che abbiamo sono serie e severe, il problema è farle rispettare». Insomma, tra un impegno e l’altro, il Professore ha ribadito che «quella dei morti sul lavoro è un’emergenza nazionale» riesumando qualche reminiscenza di dottrina sociale («Troppo spesso la logica del profitto mette in secondo piano la persona»), giungendo a una condanna generalizzata: «In molti casi le imprese hanno responsabilità». «Se Ferrero indicherà qualche aspetto specifico della nostra legislazione da correggere - ha concluso - sarò il primo a chiedere che questo venga fatto».
Tuttavia, ha rilevato il premier, «non credo che mancassero le leggi, piuttosto credo che sia mancato il loro rispetto». Apertura, quindi, all’introduzione di nuove norme ma rigore e fermezza nel rispetto di quelle esistenti. Prodi non può far altro che mostrare la faccia dura dell’inquisitore alla sinistra radicale che in settimana ha dovuto mandar giù un altro boccone amaro sul decreto sicurezza. Soprattutto in una giornata come quella di ieri nella quale comunisti ed ecologisti erano riuniti in gran convegno. Basti pensare al no-global indipendente di Rifondazione, Francesco Caruso, che ha inveito contro «i padroni assassini i cui portafogli grondano sangue». O al presidente dei senatori del Prc Giovanni Russo Spena che ha attaccato «una maggioranza che si accapiglia sui diritti dei gay e tace sulla sicurezza sul lavoro». Alla fine Ferrero ha incassato la vaga disponibilità di Prodi con un generico «sono contento».
Con i democratici, invece, il premier deve giocoforza recitare la parte del leguleio visto che Pd e opposizione lo marcano stretto. Il vicepremier Francesco Rutelli gli ha ricordato che «riformismo non significa ricominciare sempre daccapo» e rimembrato la sua esperienza di sindaco di Roma durante il Giubileo («Nemmeno un incidente nelle migliaia di cantieri»). Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia, ha stigmatizzato la mancanza «dei necessari controlli da parte del ministero del Lavoro e delle Asl» bollando come «demagogia» la proposta di Ferrero di un Consiglio dei ministri ad hoc.
La politica, tuttavia, anche stavolta ha oscurato i protagonisti della vicenda, ossia le imprese e i rappresentanti dei lavoratori. Il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, ha ribadito «la necessità di un incontro urgente tra governo, imprenditori e sindacati per unire gli sforzi verso un obiettivo comune, la sicurezza di chi lavora». Disponibilità apprezzata anche dalla Cgil. «Il tavolo di confronto - ha commentato il segretario nazionale Paola Agnello Modica - dovrà servire a far emergere problemi e responsabilità affinché queste stragi abbiano fine».