La tragedia di Gravina: su Ciccio e Tore nessun segno di violenza

Gli esami sui corpi dei fratellini Pappalardi avvalorano l’ipotesi dell’incidente. Ciccio è morto per la caduta, Tore si è spento nel sonno dopo essere rimasto intrappolato nel pozzo. Dagli ultimi accertamenti medico-legali, un nuovo e decisivo tassello. La difesa del padre: "Ora liberatelo"

da Gravina in Puglia (Bari)

Non sono stati picchiati, sui corpi non c’è alcun segno di violenza: Ciccio è morto per la caduta, Tore si è spento nel sonno dopo essere rimasto intrappolato nel pozzo. Dagli ultimi accertamenti medico-legali, un nuovo e decisivo tassello si aggiunge al mosaico investigativo che ormai si delinea con chiarezza dopo la scoperta dei cadaveri di Francesco e Salvatore Pappalardi, 13 e 11 anni, scomparsi il 5 giugno di due anni fa a Gravina in Puglia e trovati lunedì scorso nella cisterna di un’antica residenza nobiliare che tutti da queste parti chiamano la «casa delle cento stanze». Gli esperti dell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari hanno eseguito la risonanza magnetica attraverso l’impiego di sofisticate apparecchiature che consentono una ricostruzione tridimensionale del corpo, una tecnica importata dagli Stati Uniti, la cosiddetta «virtual autopsy». Ebbene, il verdetto dei nuovi esami conferma l’ipotesi che nelle ultime ore ha preso maggiore consistenza: è stato un incidente, Ciccio è precipitato rovinosamente, Tore si è calato con cautela per soccorrerlo ed è rimasto là sotto, sepolto vivo per giorni.
Ieri è scattata la nuova fase degli interrogatori. Gli investigatori sono andati in ospedale e hanno ascoltato Michele, il ragazzino di dodici anni rimasto ferito dopo essere caduto proprio in quel pozzo. «Se non lo avessero trovato e si fosse perso anche lui nel nulla, tutti avrebbero pensato alla presenza di un mostro a Gravina», mormorava nei giorni scorsi un poliziotto. Il dodicenne invece si è salvato, e adesso è ricoverato nel reparto di chirurgia toracica del Policlinico, dove gli inquirenti gli avrebbero chiesto particolari sulla dinamica dell’incidente. L’obiettivo è verificare se anche Ciccio e Tore possano essere precipitati allo stesso modo.
La procura ritiene che i fratellini si siano diretti in quella casa abbandonata per sfuggire all’ira del padre, che li avrebbe sorpresi a giocare in piazza delle Quattro fontane, come confermerebbe un palloncino rosa trovato nella tasca di uno di loro. Ma Filippo Pappalardi, rinchiuso nel carcere di Velletri con l’accusa di aver ucciso i figli e aver fatto sparire i corpi, continua a proclamarsi innocente e al suo avvocato, Angela Aliani, ha rivelato che subito dopo la scomparsa chiese alla polizia di cercare Ciccio e Tore in via Ianora, proprio nei pressi di quell’antica residenza nobiliare. Pappalardi avrebbe fatto riferimento alle dichiarazioni di una donna che in un primo momento affermò di aver incontrato i fratellini quella sera, ma successivamente modificò parzialmente questa versione precisando che era stata la figlia ad averli notati. In realtà la polizia sospetta che il padre abbia trovato i figli in piazza e li abbia caricati in macchina per tornare a casa; a quel punto Ciccio e Tore, temendo una punizione, sarebbero fuggiti dall’auto e Pappalardi, dopo aver notato che si dirigevano verso il palazzo abbandonato, avrebbe tentato successivamente di far concentrare le ricerche in quella zona senza però raccontare tutta la verità. La settimana prossima il gip del Tribunale di Bari, Giulia Romanazzi, dovrà decidere sulla richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa. Intanto, la polizia ha avviato un’indagine parallela sulla «casa delle cento stanze», frequentata come luogo di giochi da diversi ragazzini. Un posto pericoloso, un labirinto che avrebbe dovuto essere controllato in modo adeguato. Per questo gli investigatori stanno verificando se possa essere ipotizzato il reato di lesioni colpose per la mancata vigilanza in relazione al ferimento del dodicenne precipitato nel pozzo lunedì scorso.