Tragedia a Paderno: "Ho rispettato le norme di sicurezza"

Giovanni Merlino, titolare dell’Eureco, verrà indagato per disastro
colposo e lesioni gravissime: "Non so cosa sia successo, qualcosa non ha
funzionato ma avevamo tutti i permessi necessari"

Riprenderanno domani i sopralluoghi dei carabinieri all’Eureco di Paderno, per capire cosa abbia scatenato l’esplosione e la fiammata che ha avvolto sei operai. Tuttora in ospedale in condizioni stazionarie, pur nella loro estrema criticità. "È a loro che va il pensiero di Merlino, anche se lui è sicuro di aver rispettato tutte le misure di sicurezza" assicura Giuseppe Fiorella, legale dell’azienda e presto dello stesso titolare che dovrebbe essere indagato per disastro colposo e lesioni gravissime. "Anche se noi, per il momento non abbiamo ancora avuto la comunicazione ufficiale".
Ma che Giovanni Merlino verrà presto iscritto, se già non è successo nelle scorse ore, nel registro degli indagati è cosa pressoché certa, quanto meno come atto dovuto per il proseguimento dell’inchiesta. Inchiesta affidata ai carabinieri di Desio, diretti dal capitano Cataldo Pantaleo, affiancato dal perito Massimo Barbazza. I due hanno già effettuato un primo sopralluogo sabato mattina, che verrà ripetuto anche oggi. Un’attività a cui, per validità giuridica, dovrà anche partecipare un perito della difesa, nel caso si arrivasse a un’incriminazione.
"Finora non abbia avuto notifica di alcun provvedimento del pm Manuela Massenz, abbiamo solo i verbali di sequestro dell’area e della documentazione" spiega Fiorella, per altro certo che l’iscrizione del suo assistito sarà solo questione di ore. "Anche perché ci saranno sopralluoghi a cui dovremmo partecipare con i nostri esperti". Sulla dinamica degli eventi il legale non intende prospettare ipotesi: "Lo stesso Merlino non ha ancora capito cosa possa essere successo. Io posso solo dire che si tratta di un imprenditore estremamente scrupoloso, che si è sempre mosso dopo aver ottenuto i necessari permessi e fornito ai propri dipendenti precise disposizioni in materia di sicurezza. Qualcosa non ha evidentemente funzionato, e anche noi attendiamo gli sviluppi delle indagini".
Indagini che, dopo il sopralluogo di sabato, sono proseguite ieri con l’analisi di una parte della documentazione sequestrata. Finora tutto appare in regola, ci sono tutte le autorizzazioni e le prescrizioni necessarie. Ma bisogna però verificare se sono state anche rispettate. Per questo i carabinieri e l’ingegner Barabazza torneranno questa mattina a visionare l’area devastata dall’incendio. In assenza di novità, l’inchiesta rimane focalizzata su una bombola di acetilene, forse difettosa, forse urtata accidentalmente.
Ma per trovare conferme o smentite, sarà anche necessario sentire i feriti, tre dei quali potrebbero presto essere in grado di parlare. Dei sei ustionati, quattro a Niguarda, uno a Torino e uno a Genova, tre hanno bruciature sul 90 per cento del corpo, condizioni che lasciano ben poche speranze. Uno è molto grave, mentre due potrebbero presto uscire dal reparto di terapia intensiva. Fornendo una ricostruzione più esatta dei quei terribili istanti.