Tragedia alla Saras è il giorno della rabbia Tutti contro i Moratti

CagliariDolore, ma soprattutto rabbia e indignazione. Il giorno dopo la tragedia alla raffineria Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, dove martedì sono morti tre operai (Daniele Melis, Gigi Solinas e Bruno Muntoni), è carico di lutto, di silenzi e di protesta. I colleghi dei lavoratori della ditta esterna deceduti mentre si trovavano all’interno di una cisterna hanno deciso tutti assieme di inasprire la contestazione, prolungando di altri due giorni lo sciopero proclamato ieri dai sindacati Cgil, Cisl e Uil. E altre otto ore di astensione scatteranno nel giorno dei funerali, presumibilmente domani o sabato, mentre è stato deciso di bloccare a tempo indeterminato gli straordinari. E intanto ieri altre tre morti bianche (a Parma Pisa e Benevento), mentre un ferito a Taranto.
Ieri per tutta la mattinata davanti ai cancelli dell'impianto della famiglia Moratti si è svolto un presidio di quasi tremila persone, ammutolite però dal dolore per le vittime. Non c’erano bandiere politiche o sindacali. All’ingresso della raffineria, per ricordare Daniele, Gigi e Bruno, sono poi state legate tre rose rosse e tre rose bianche. La loro autopsia avverrà oggi e soltanto al termine i corpi delle vittime saranno restituiti alle famiglie.
E ieri Gianmarco, Massimo e Angelo Moratti (presidente, amministratore delegato e vicepresidente Saras), hanno voluto incontrare senza telecamere o stampa proprio i familiari dei tre lavoratori. Il presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ha assicurato il suo sostegno. Ma il dolore non ha fermato la schermaglia politica, soprattutto a livello nazionale. La dichiarazione più dura è stata quella di Marco Ferrando del Partito comunista dei lavoratori: «La morte di tre lavoratori ripropone la necessità di una battaglia generale per l’esproprio di tutte le aziende responsabili di omicidi bianchi, dalla Thyssen alla Saras. La morte di quei lavoratori, per 900 euro al mese, è figlia del supersfruttamento delle ditte d'appalto, nella logica spietata del massimo profitto». Per Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil, «la magistratura deve iscrivere nel registro degli indagati anche i Moratti. Come si è fatto per la Thyssen bisogna indagare a tutti i livelli, dai responsabili dei subappalti fino ai vertici della raffineria». Infine, il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ha auspicato più controlli sulla sicurezza nei luoghi di lavoro da parte degli ispettori incaricati, con meno formalismo sul piano delle forme contrattuali e più attenzione agli aspetti sostanziali della sicurezza.