Tragedia a scuola, il bimbo in coma "Giocava a nascondino, poi il volo"

Il piccolo di 5 anni caduto dalla finestra della Cappellini è in coma, indagata la maestra. L’insegnante in lacrime: &quot;Non l’ho proprio visto&quot;. Il Comune: &quot;Colpe? La struttura è sicura&quot;<br />

«Lo abbiamo visto nascondersi sotto un banco, proprio per non farsi vedere dalla maestra... È così che è rimasto nel laboratorio d’inglese e non ci ha seguiti sotto. L’insegnante non poteva accorgersene...».
Le 17.30 di ieri sera. I bambini che hanno appena finito il tempo pieno hanno facce tristi e cupe. Il sole che si è specchiato nel cielo per tutta la mattina non c’è più davanti alla scuola elementare Alfredo Cappellini di via Giovanni Battista de Rossi. È rimasto solo il gelo che taglia la faccia e il dolore che punge il cuore per Luca, un bimbo di solo 5 anni che sta lottando disperatamente contro la morte nel reparto rianimazione dell’ospedale Niguarda. Non sembra trascorsa un’intera giornata da quando Luca, forse per tentare in qualche modo di abbracciare quel sole, ha aspettato che tutti uscissero dal laboratorio d’inglese, incolonnati dalla maestra per ridiscendere al piano inferiore nell’aula di scienze e, una volta rimasto solo, è uscito dal suo nascondiglio, ha preso una sedia e l’ha avvicinata all’alta finestra del secondo piano (praticamente un terzo, visto che dal terreno dista anche più di sei metri). Poi, facendo forza con un piedino appoggiato su un termosifone e dopo aver aperto la maniglia della finestra, l’ha spalancata, ha raggiunto il parapetto, ha perso l’equilibrio ed è volato nel vuoto.
«Ai bambini non hanno detto niente», dice una mamma, «hanno raccontato loro altre cose», dice un’altra. Che i bambini non fossero a conoscenza dell’accaduto lo confermano i volti stupiti alla vista di microfoni e telecamere all’uscita della scuola. «Cos’ è successo? Noi non sappiamo niente», si chiedono meravigliati. I genitori che ammettono di aver visto la televisione se ne vanno poi via in fretta e furia, timorosi di essere tormentati da microfoni o telecamere. La scuola quindi si svuota rapidamente e i dipendenti chiudono di nuovo i cancelli dell’uscita di via Varesina - zona Certosa - con le stesse catene metalliche con cui sono rimasti serrati durante tutta la giornata tenendo così lontano giornalisti, curiosi e tutti coloro che non avevano la stretta necessità (o il diritto) di entrare nella scuola. Durante la giornata, qualche mamma preoccupata, è venuta a suonare ripetutamente all’istituto. «Mio figlio sta bene? Frequenta anche lui la prima A... ».
I bidelli hanno scambiato due parole con questi genitori in ansia, quindi hanno rinchiuso i cancelli con le catene. Impossibile vedere il punto dov’è caduto il piccolo: l’istituto - che fa parte dell’Onnicomprensivo Benedetto Marcello e dove, oltre alle elementari, c’è anche una terza media per adulti - è composto da due cortili, intervallati da colonnati che lo fanno assomigliare a un vecchio convitto per fanciulle di buona famiglia. Ma sbirciare nel secondo cortile, quello dov’è avvenuta la tragedia, quello che costeggia via Varesina e via Montanelli, è impossibile: gli edifici si chiudono a quadrato, lo sguardo si blocca.
Gli inquirenti, intanto, lavorano per chiarire la dinamica esatta dell’accaduto. Tuttavia, mentre è stata aperta un’inchiesta dal pm Luigi Luzi che ha iscritto nel registro degli indagati l’insegnante 25enne che aveva la responsabilità della classe con l’ipotesi di lesioni colpose gravissime, quello che continua a restare un punto fermo (e determinante) nella ricostruzione dei fatti, è che il bimbo sarebbe rimasto apposta, di sua volontà, nel laboratorio al terzo piano dell’edificio dove si era svolta la lezione con i compagni mentre questi tornavano in classe.
Addirittura, come dicono i suoi compagni, si sarebbe nascosto sotto un tavolo per poter prendere la seggiola indisturbato, una volta rimasto praticamente da solo. «Ma nessuno tra i suoi compagni che l’avrebbero notato nel suo nascondiglio o addirittura prendere la seggiola per avvicinarsi alla finestra lo ha visto materialmente salirvici sopra e aprire la finestra da cui poi è precipitato», sostengono sempre gli investigatori che parlano di «tragedia avvenuta in una frazione di gioco».
Un gioco che il piccolo Luca ha fatto da solo. Come a voler dire che quanto è accaduto era imponderabile. «Li stavo incolonnando per scendere al piano sottostante - ha dichiarato la giovane maestra (una precaria che lavora alla Cappellini da quasi due anni) sotto choc ai poliziotti della squadra mobile che l’hanno raggiunta all’ospedale Niguarda -. Non ho visto che Luca era rimasto nell’aula, non l’ho proprio visto... Per questo ho chiuso la porta e sono scesa con gli altri allievi in classe. Solo una volta lì mi sono resa conto che Luca non c’era, che mancava». E così la poveretta ha continuato a piangere e a disperarsi per una tragedia destinata a segnarla per tutta la vita.