TRAGEDIA A VITERBO

RomaInutile la corsa in ospedale, inutile il tentativo di rianimarlo. Un bimbo di Sutri, di appena 14 mesi, è morto ieri all’ospedale Sant’Anna di Ronciglione, in provincia di Viterbo, dove lo avevano portato i genitori, entrambi tossicodipendenti. Era gelido, immobile: «Lo abbiamo trovato così nella culla, con le mani e i piedi freddissimi», hanno spiegato i due ai dottori, ma era già troppo tardi.
A uccidere il piccolo potrebbe essere stata proprio una dose di metadone: il sospetto sollevato dai medici che hanno provato invano a rianimare il corpo senza vita del piccolo è stato avvalorato dallo stesso padre del bambino, il 35enne G.P., che ha detto di averlo visto giocare con un flacone vuoto di metadone, pochi istanti prima del malore. E al momento del ricovero la coppia aveva provato a spiegare che «forse» il piccolo poteva aver mangiato qualcosa di «pericoloso», senza però entrare in maggiori dettagli.
I dottori, a quel punto, hanno messo nero su bianco nel referto di morte la «probabile ingestione di sostanza stupefacente» e hanno avvisato i carabinieri. E dopo un sopralluogo dei militari nella casa dove la piccola vittima abitava con il padre e con la madre, B.D., 25 anni, la coppia è finita in manette. Per il momento l’arresto è motivato dalla detenzione di sostanze stupefacenti, poiché nell’appartamento di Sutri, oltre a 12 flaconi di metadone, cinque dei quali ancora pieni e sigillati, gli uomini dell’Arma hanno ritrovato una serra per la coltivazione casalinga di marijuana, con diversi semi e undici piantine, e due siringhe con tracce «verosimilmente» di eroina. E i due sono stati anche denunciati per omicidio colposo: se l’autopsia sul cadavere del piccolo, disposta dal pm di Viterbo Stefano D’Arma e in programma stamattina all’ospedale di Civita Castellana, dovesse confermare che il bambino ha ingerito della droga, la loro posizione si aggraverebbe.
Al momento, però, i motivi della morte del bambino sono ancora un giallo da risolvere. E non è da escludere nessuna ipotesi. Nemmeno che a uccidere il bimbo siano state altre cause, forse un banale rigurgito, o forse un incidente di altro tipo. Il capitano dei carabinieri Marco Nasponi, che ha guidato il sopralluogo a casa dei genitori, ha infatti spiegato come il monolocale fosse nel caos più totale, con «moltissime situazioni di rischio potenziale per un piccolo che i genitori hanno descritto come vivacissimo: fili elettrici scoperti, flaconi di candeggina e di detersivi, coltelli». Sequestrati, per le analisi di rito, anche il biberon ancora semipieno del bambino e la minestrina che i genitori gli avevano preparato per pranzo. Il padre aveva precedenti, come anche la sua compagna, per reati legati alla droga, ma era da tempo in cura al Sert per disintossicarsi dall’eroina. Ma la droga era ancora «di casa» nel piccolo appartamento dove la coppia viveva con il bimbo. Una convivenza difficile, conclusa tragicamente ieri: lui ha passato la notte al carcere Mammagialla di Viterbo, lei al penitenziario di Civitavecchia, il bimbo in un obitorio.