Dalla tragedia di Weylandt all'olè di Contador: il film del Giro d'Italia 2011

Ricordi, emozioni e tragedie di una corsa indimeticabile. Il 94esimo Giro d'Italia era nato con l'intenzione di festeggiare i 150 anni dell'Unità, verrà ricordato soprattutto per il dolore di un terribile incidente mortale.

Il 94/o Giro d'Italia era nato con l'intenzione di festeggiare i 150 anni dell'Unità d'Italia, verrà ricordato meno per quello e più invece per la morte di Wouter Weylandt. La tragedia del corridore belga si consuma in un pomeriggio di sole. Si corre la terza tappa della corsa, da Reggio Emilia a Rapallo sulla discesa del Passo del Bocco: a una quarantina di chilometri dal traguardo Weylandt per una fatale disattenzione perde il controllo della sua bici, sbanda e va sbattere violentemente il viso contro un muretto. Dalle immagini televisive si capisce subito il dramma: si vede il corridore a terra esanime, con la maglietta squarciata e i soccorritori che cercano inutilmente di rianimarlo.
L'ambulanza accorre quasi subito, viene chiesto l'intervento dell'elicottero per il trasporto in ospedale, dove però arriverà già cadavere. Il medico del Giro, il dottor Tredici, rivelerà - e in seguito l'autopsia lo confermerà - che il ciclista è «morto sul colpo». La mattina seguente il padre del corridore, arrivato in Italia assieme alla giovane moglie Sophie incinta e altri familiari, va all'obitorio per il riconoscimento. Lo stesso giorno i corridori decidono di correre ugualmente ma la tappa viene neutralizzata. Alla partenza da Genova Quarto dei Mille viene osservato un minuto di silenzio, poi sul traguardo di Livorno tra applausi e commozione, i compagni di squadra di Weylandt tagliano il traguardo per primi a schiera, abbracciandosi. In serata decideranno di abbandonare la corsa, con loro anche l'americano Tyler Farrar, il migliore amico di Weylandt in gruppo. Un altro minuto di silenzio per Weylandt sarà osservato il 18 maggio alla partenza da Tortoreto, la mattina dei funerali a Gand in Belgio.
Ma la morte di Weylandt non è stato l'unico dramma vissuto da questo Giro. L'altro momento triste avviene il 23 maggio, durante il secondo giorno di riposo. La mattina arriva la notizia della morte di Xavier Tondo Volpini in un incidente «domestico» in Sierra Nevada, in Spagna. Il corridore, che si stava allenando in vista del Tour, viene schiacciato e ucciso dalla porta automatica del garage mentre cerca di uscire con la sua auto. La maglia rosa Alberto Contador annulla una conferenza stampa, immediato il cordoglio della carovana e il giorno dopo c'è un minuto di silenzio anche per lui. La squadra di Tondo, Movistar, decide di proseguire e sul Sestriere il bielorusso Kiryienka riesce a vincere, dedicando la vittoria al compagno morto.
Dalle tragedie di Weylandt e Tondo al trionfo di Contador. Il giorno della svolta per lo spagnolo è il 15 maggio nella tappa dell'Etna. Negli ultimi chilometri della salita verso il vulcano a sorpresa Contador attacca, Scarponi cerca di resistergli ma crolla dubito, l'unico a stargli a ruota è il venezuelano Rujano, che finisce alle sue spalle di tre secondi, terzo Garzelli a quasi un minuto, poi tutti gli altri. Contador prende la maglia rosa e la porterà fino a Milano resistendo a tutti gli attacchi e anzi incrementando il vantaggio in classifica.
Determinanti i tre tapponi di alta montagna sul Grossglockner, Zoncolan e Gardeccia: Contador (che in Austria «regala» la vittoria al venezuelano Rujano) non vince ma guadagna ancora sui suoi diretti rivali Scarponi e Nibali. Nella tappa dello Zoncolan polemiche a non finire per l'annullamento della salita e soprattutto della pericolosa discesa del Monte Crostis. La decisione è dell'Uci e del presidente di giuria, per il mancato rispetto delle garanzie «sportive», ma scatena lo stesso parecchie polemiche. Per il rischio che la tappa possa essere fermata dai tifosi inferociti, gli organizzatori decidono di abbreviare ulteriormente il tracciato (dagli originali 210 km la tappa verrà alla fine ridotta a soli 172 km).
Dopo la perquisizione dei Nas nell'albergo di Falcade della Radioshack, l'ex team di Armstrong, un'altra giornata indimenticabile del Giro di Contador è la tappa di Macugnaga. Lo spagnolo fa il vuoto nell'ultima parte della salita ma davanti c'è un suo ex gregario e amico come Paolo Tiralongo. Lo raggiunge, lo vede in difficoltà, allora lo supera e lo aiuta a vincere la sua prima gara da professionista. Un gesto che lo riappacifica definitivamente con i tifosi. Poi, la giornata del trionfo a Milano.