«The Tragedian» va in scena l’avventura di Kean

Alistair O’Loughlin analizza al Teatro della Contraddizione la vita dell’attore

Viviana Persiani

La tradizione teatrale britannica vanta dei nomi di prestigio ai quali gli addetti ai lavori di tutto il mondo fanno riferimento; andando a visitare la produzione più recente, spiccano lavori di drammaturghi originali, ma anche di artisti che hanno lasciato un'impronta indelebile nel teatro inglese. Edmund Kean ne è la prova che, dopo aver debuttato al Drury Lane londinese viene etichettato come il nuovo primo tragedian, ovvero colui che ricopre il ruolo tragico principale.
Alister O'Loughlin, insignito di numerosi premi, quali, ad esempio, quello come miglior attore al Fringe Festival di Brighton, diretto da Mirando Henderson, calca la scena del Teatro della Contraddizione dando vita al testo da lui stesso scritto, The Tragedian - The rise to fame of Edmund Kean. «Mi sono identificato con Kean; arrabbiato, ambizioso, orgoglioso e così ho reso omaggio ad un artista completo». L'autore-attore O'Loughlin racconta di come sia nato questo questo spettacolo, «un'occasione per ricordare ciò che avevo imparato sulla scena».
Cosa significa?
«Andando ad analizzare la vita di Kean, ho trovato la storia di una attore a 360 gradi che ha vissuto tutto ciò che può accadere ad un artista. Ecco perché ho trasformato Kean in un veicolo per esprimere e per sperimentare tutto ciò che volevo comunicare dalla scena, terreno di sperimentazione».
Cosa avviene sulla scena?
«Attraverso la tecnica del metateatro lo spettatore può diventare personaggio della storia, ma allo stesso tempo non abusiamo mai della fiducia del pubblico. Non penso mai di essere Edmund Kean quando sono in scena, io sono me stesso. Edmund Kean parla spesso al pubblico di cosa è "recitare", quindi il livello superficiale dello spettacolo è la vita di Edmund Kean; in realtà è una conversazione che ha luogo tra il pubblico, un attore e lo spazio. Questa "trinità" è l'essenza del teatro».
È rimasto influenzato dalla sue felice esperienza di teatro di danza?
«Sì, in collaborazione con la regista con la quale ho condiviso il progetto sulla contaminazione di questi due linguaggi, abbiamo ora creato questo spettacolo come frutto della combinazione tra scrittura originale e documenti storici: abbiamo opposto il naturalismo ad un astratto teatro fisico, adattando canzoni tradizionali e levigando gli spigoli di un aspro ingegno».
Questo è un lavoro di teatro fisico o di parola?
«Per Edmund Kean e per gli scrittori che lui era solito interpretare, per qualsiasi persona che, io penso, tu puoi chiamare attore, questi due aggettivi sono una cosa sola. Se puoi vedere uno spettacolo di cui puoi dire "è fisico" o "è di parola", allora io penso che non sia realmente teatro»