Traghetto-truffa a Venezia: biglietti venduti al triplo

Facevano pagare i ticket 6,5 euro anziché due. In Italia aumentati del venti per cento i raggiri ai danni dei vacanzieri. E' l'estate dei turisti spennati

Antonio Lucano

Autobus. Il tragitto equivalente tra una fermata e quella successiva: poco più di 100 metri. Cosa succederebbe se per questo tratto vi chiedessero un biglietto di euro 6,50? Come minimo chiamereste il 113. Invece, a Venezia (dove il traghetto fa le veci dell’autobus), i turisti - per mesi - hanno pagato la gabella senza battere ciglio. Suggestionati forse dal trovarsi al cospetto di tanta bellezza, i turisti che arrivavano in auto o in pullman al terminal di piazzale Roma ed erano diretti alla vicinissima banchina Ferrovia, non hanno trovato nulla di strano nel super-ticket. Del resto chi va a Venezia, già è rassegnato ad essere spennato. Ma in questo caso i responsabili del salasso non sono né il Comune né l’azienda di che gestisce i vaporetti (Actv), bensì un manipolo di bigliettai imbroglioni dipendenti della stessa Actv. La banda si era specializzata nel far pagare il triplo una corsa per la quale la tariffa del biglietto era di 2 euro: i quattro euro in più finivano nelle loro tasche; un «arrotondamento» che in breve tempo ha fruttato oltre 15mila euro

I carabinieri ieri li hanno arrestati e da oggi gli ospiti della Serenissima potranno salire sui traghetti stando - si spera - un po’ più sereni.
Ma la notizia non sorprende più di tanto l’ufficio legale di Telefono Blu, che in questi giorni vede arrivare sul proprio tavolo ogni genere di segnalazione. La domanda è sempre la stessa: la sai l’ultima sul caro-ferie? Una «barzelletta» che però non fa ridere nessuno. L’incubo di 4 italiani su 10, infatti, è rappresentato proprio dal salasso vacanziero. La conferma viene dai dati di Telefono Blu che, a luglio, ha verificato un aumento del 30% nei tariffari di hotel, bar, ristoranti e servizi in spiaggia (sdraio e ombrellone). Se poi a questo aggiungiamo l’escalation (+20%) dei «bidoni», il quadro generale diventa ancora di più angosciante. «Il nostro sito è già sommerso dalle proteste - spiega Telefono Blu -. Si va dai pacchetti-villeggiatura “lusso” che si rivelano in bicocche senza acqua e luce, a voli-charter fantasma che fanno precipitare nella disperazione migliaia di persone».

Ma nell’estate dei furbi un bel colpo lo ha messo a segno anche la Guardia di finanza di Lucca che, su incarico della Corte dei conti, ha svolto un’indagine pilota, prima in Italia, sui canoni demaniali pagati dagli stabilimenti balneari. Dalle indagini della Fiamme gialle è emerso che i bagni dei quattro comuni versiliesi - Viareggio, Camaiore, Forte dei Marmi e Pietrasanta - fino al 2006 hanno pagato i canoni di fascia C, cioè come «Stabilimenti a bassa valenza turistica». Dal 2007, sono passati alla fascia B - «media valenza turistica» - in quanto la fascia più bassa è stata eliminata dalla Legge Finanziaria. Questo ha comportato un danno erariale pari a circa 14 milioni di euro. Gli uomini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza hanno sottoposto alla Corte dei conti di Firenze una relazione sui risultati delle indagini e ora spetta a questa stabilire le responsabilità. E poi dalla Toscana si potrebbe passare al resto d’Italia. Non c’è che l’imbarazzo della scelta.