Tragico raid della Cia in Pakistan: 18 morti

I missili hanno polverizzato tre casupole di un villaggio

Fausto Biloslavo

La Cia fa bombardare un villaggio pachistano al confine con l’Afghanistan, con l’obiettivo di eliminare Ayman al Zawahiri, il numero due di Al Qaida. La segnalazione sarebbe arrivata da fonti pachistane, e il pezzo grosso del terrorismo internazionale probabilmente era nella zona, ma è sfuggito ai missili, che invece hanno ucciso almeno 18 civili, compresi cinque bambini sotto i dieci anni.
L’operazione si trasforma in un boomerang, che aizza i sentimenti anti-Usa, mai sopiti in Pakistan, provocando violente proteste. È la brutta realtà di un blitz mal riuscito che sta provocando una crisi diplomatica tra Islamabad e Washington.
All’alba di venerdì aerei Usa decollati dall’Afghanistan lanciano da quattro a nove missili sul piccolo villaggio di Damadola, nella regione di Bajaur, che fa parte della zona tribale pachistana a ridosso del confine. All’inizio sembra che siano stati utilizzati i Drone, i velivoli senza pilota che possono sganciare ordigni, ma ieri sera la Cnn ha citato testimoni oculari che hanno parlato di cacciabombardieri veri e propri. Il raid aereo polverizza tre casupole, come ha appurato un collaboratore dell’agenzia di stampa Associated press giunto sul posto. Nelle casupole dormivano almeno 18 persone, 14 delle quali membri di una stessa famiglia. Per loro non c’è stato scampo. Sembra che tutte le vittime siano civili. Alcuni abitanti del villaggio parlano addirittura di trenta morti, e tra le vittime in «eccedenza» ci sarebbero anche alcuni «stranieri», che nelle zone tribali non possono essere altro che membri di Al Qaida.
I terroristi di Osama bin Laden hanno trovato rifugio nelle impervie aree di confine tra Pakistan e Afghanistan fin dal 2001, dopo il crollo del regime talebano a Kabul. Testimoni locali parlano di corpi portati via da un esponente religioso locale, e forse così si alimenta la notizia che il raid aveva come obiettivo al Zawahiri o il mullah Mohammed Omar, il leader guercio dei talebani. Nella notte tra venerdì e sabato le televisioni americane annunciano la morte nel blitz del numero due di Al Qaida, anche se il Pentagono smentisce qualsiasi attacco, probabilmente già consapevole del fallimento della Cia.
Anche Al Arabya, una delle tv arabe che vanno per la maggiore, si sbilancia lasciando credere che Al Zawahiri è morto. La triste realtà viene fuori poche ore dopo: le vittime rimaste sul terreno sono tutte civili, e non sembra esservi traccia di «stranieri». Fonti vicine ad Al Qaida smentiscono la morte del braccio destro di Bin Laden, e anche il portavoce dei talebani fa sapere che il mullah Omar è vivo.
L’impressione è che agenti pachistani abbiano fornito agli americani informazioni della effettiva presenza in zona di Al Zawahiri, giunto dal vicino Afghanistan per la festa del sacrificio: ma quando è scattato il raid Zawahiri aveva già tolto le tende.
Sulle prime il governo di Islamabad tergiversa, ma ieri mattina si scatenano le prime proteste. Migliaia di persone scendono in piazza a Khar, capoluogo della regione di Bajaur, a dieci chilometri dal villaggio della strage. Aizzati da un esponente locale del Jamiat Islami, uno dei partiti dell’alleanza religiosa pachistana, prendono d’assalto un’organizzazione non governativa finanziata dagli americani. I manifestanti la saccheggiano e poi la danno alle fiamme. I partiti religiosi, che accusano il presidente pachistano Pervez Musharraf di essere troppo accondiscendente con gli Stati Uniti, annunciano per oggi grandi manifestazioni di protesta in tutto il Paese.
Il clima politico si surriscalda e il governo pachistano, i cui servizi sono quasi certamente coinvolti nella vicenda, prende le distanze dagli americani. Il ministero degli Esteri di Islamabad condanna «la perdita di vite innocenti» e affida al suo ambasciatore una nota di protesta per Washington. Funzionari del governo fanno sapere che la Cia ha agito basandosi «su informazioni sbagliate», anche se bisognerà aspettare l’analisi del Dna sui resti delle vittime per dire l’ultima parola su questa brutta storia.