Trambus, il calvario degli inidonei

Corsi sempre uguali, nessun attestato, ferie «imposte» e appelli continui

Inidonei Trambus un anno dopo. Sono passati undici mesi da quel luglio 2006 in cui l’azienda di trasporti capitolina decise di lasciare a casa 53 di quei dipendenti che non erano più in grado di guidare per problemi fisici. Undici mesi in cui Trambus è riuscita letteralmente a riassorbire il numero dei lavoratori inidonei portandoli da un totale di 357 a 148. Ora Il Giornale è andato a verificare la fine di quei 148 e le sorprese non sono mancate.
Se 82, gli inidonei definitivi, sono già stati ricollocati in azienda, in 66 rimangono sospesi nell’oblio. Quelli temporanei sono infatti parcheggiati presso un’azienda esterna, la «Prael Sistemi», e da luglio scorso vivono, a loro dire, un calvario fatto di trasferimenti, corsi che tutto sono tranne che di formazione, ferie «imposte» e continui appelli e contrappelli per la presenza. E, come se non bastasse, decurtazione del 20% dello stipendio e del 50% degli oneri accessori.
Sono loro stessi a raccontare quanto accaduto in un ufficio di via Pietralata 517 dove sono costretti a rimanere cinque giorni alla settimana dalle 9,30 alle 16,30 con un’ora di pausa pranzo. «Siamo prigionieri - dicono in coro - parcheggiati qui a non far nulla». E, protetti dall’anonimato, raccontano i mesi di frustrazioni che rasentano il mobbing. Ufficialmente i corsi funzionano. Una settimana di inglese, una di informatica e una di psicologia. Salvo però ricominciare daccapo ogni volta. «E noi non ne possiamo più. Praticamente non segue nessuno». E i corsi, come spiega anche il responsabile della Prael, servono solo a tener occupato il tempo. Per due motivi. Innanzitutto non è previsto il rilascio di alcun attestato su precisa indicazione di Trambus che non vuole disparità tra i dipendenti. Poi perché in realtà vengono concordati con gli inidonei. Tanto che la scorsa settimana sono finiti a fare anche il karaoke. «Noi vorremmo imparare qualcosa per poter essere integrati in altre mansioni, qui perdiamo solo tempo», spiegano. Anche gli appelli e contrappelli esasperano la situazione. «Sembra di essere a scuola, si sfiora davvero il mobbing. Nell’altra sede avevamo tutti il computer. Qui no. Trambus ha bloccato tutto ciò che potesse alleviare la nostra situazione».
Altro problema quello delle ferie «imposte». «È già successo a Natale e a Pasqua. E ora ci hanno detto che dovremo andare in ferie dal 6 al 26 agosto. E a chi non ha abbastanza giorni verranno scalati da quelli del 2008». La cosa più assurda è che sulle reali condizioni di salute di questi 66 lavoratori inidonei ci sono pochi dubbi. Sottoposti a visite periodiche e a qualsiasi tipo di esame mostrano patologie di una certa entità: glicemia, ernia del disco, vertebre schiacciate ed esaurimento nervoso le più comuni.
I lavoratori hanno le idee chiare sul perché Trambus si stia comportando così. Lasciando inattivi dipendenti che potrebbero essere utili come controllori o negli uffici. «Vogliono dare un segnale ai nuovi arrivati. Ma noi vorremmo solo lavorare. Se possiamo guidare ce lo dicano altrimenti ci facciano fare vera formazione e ci ricollochino in altro ambito in azienda».
Secondo Trambus, però, i corsi funzionano e «servono a migliorare la loro professionalità. Piuttosto che stare a casa a deprimersi meglio fare un corso d’inglese. La preoccupazione che tornino a lavorare sta a cuore a noi come a loro. Chi ripete i corsi, evidentemente è solo perché è stato giudicato una seconda volta inidoneo alla guida».