Il tramonto di Fenomeni e Imperatori

Passato remoto e passato recente. Comunque passati. Ronaldo era il Fenomeno dalla testa pelata e dallo scatto bruciante. Ora non brucia neppure i grassi che accumula mentre giace in panchina perennemente infortunato. Adriano era Imperatore di un regno che non vinceva. Ora l’Impero nerazzurro colpisce ancora e lui latita nostalgico tra le spiagge pauliste per ritrovare forma e sorriso. Due gioielli che vincevano le partite da soli e che nel 2007 avrebbero dovuto ritrovarsi. Ronie arriva tra mille dubbi sulla sponda rossonera del Naviglio e con i suoi gol aiuta il Milan a centrare il 4° posto. Poi i compagni vincono la Champions, il 4° posto diventa impresa inutile e Ronaldo si perde. Si stira calciando un pallone in tribuna, come i dilettanti alle prime armi; bisticcia con i medici, vola in Brasile, torna contro il Cagliari, si infortuna di nuovo e nel trionfo di Yokohama lascia di sé il ricordo mesto di un paffuto ricciolino in vacanza che si diverte a riprendere i festeggiamenti invece di giocare. Adriano lotta per tornare a essere grande dopo la morte del padre, un lutto che lo aveva distrutto a colpi di cocktail e solitudine. Mancini non si commuove, pretende professionalità e lo lascia fuori dalla lista Champions. Lui ci prova, segna un golletto, poi scappa in prestito al San Paolo e a tempo di samba giura amore a Moratti. Un samba sempre più triste.