Il tramonto di Tosi, il «barone rosso» di Siena

«In cambio della promessa di una cattedra all’erede è stato nominato un professore che non aveva titoli»

Antonella Mollica

da Siena

L’uscita di scena del rettore di Siena Piero Tosi non è stata delle migliori. Dopo dodici anni di «regno» indiscusso nell’Ateneo della città del Palio, proprio al tramonto del suo ultimo mandato, un giudice mette una pausa forzata all’attività dell’uomo che da tre anni guida anche la conferenza dei rettori italiani. Abuso d’ufficio, falso e tentata concussione le accuse che il procuratore capo di Siena muove a Tosi, 65 anni, una lunghissima carriera alle spalle, la fama di essere uno degli uomini più potenti negli ambienti accademici e un futuro, si mormora da qualche tempo, in un eventuale governo di centrosinistra, approdo naturale per uno dei principali avversari del ministro Letizia Moratti e della sua riforma.
«Si è voluta colpire l’autonomia universitaria - ha tuonato il rettore subito dopo aver ricevuto l’ordinanza di interdizione -. È un provvedimento infondato e sproporzionato». I legali hanno già annunciato battaglia davanti al tribunale del riesame ma intanto il ritratto che emerge dalle quindici pagine firmate dal giudice per le indagini preliminari di Siena Francesco Bagnai è piuttosto pesante: è un uomo che vìola ripetutamente la legge, concedendo incarichi a chi non ne ha il diritto, per far salire in cattedra il figlio, dice il gip senza mezzi termini. Quella che consente ai «figli d’arte» di far rapide carriere è una pratica che il ministro Moratti ha voluto stroncare con il decreto approvato nello scorso ottobre alla Camera, una legge che punta a rendere più trasparenti proprio le valutazioni sui docenti da assumere. Provvedimento che è stato duramente avversato proprio da quella conferenza dei rettori guidata da Tosi.
Il rettore, spiega il giudice, ha concesso un incarico contra legem al professor Aldo Caporossi, ordinario di oculistica, presso la cui clinica il figlio di Tosi si stava specializzando. Caporossi non aveva i requisiti per ottenere quel posto ma in cambio avrebbe ricevuto un aiuto per sistemare il figlio Gianmarco, vincitore di un concorso per ricercatore di oculistica nel 2003. Tosi jr allora aveva 32 anni, una laurea con 110 e lode, una specializzazione in oftalmologia, 18 pubblicazioni e non aveva ancora conseguito il dottorato di ricerca. Suo unico concorrente era tale dottor Domenico Mastrangelo, allora 48enne, una laurea con 110 e lode, tre specializzazioni e ben 91 pubblicazioni. Il posto di ricercatore era stato bandito con i fondi dell’azienda ospedaliera senese allora guidata dal direttore Jolanda Semplici, nominata dal rettore Tosi d’intesa con la Regione Toscana. Per la cronaca Jolanda Semplici - anche lei oggi indagata dalla procura di Siena - è stata direttore amministrativo dell’università, ex assessore comunale a Siena ed ex capo di gabinetto del ministro della Pubblica istruzione Luigi Berlinguer.
Il procuratore capo di Siena, Nino Calabrese, in realtà era andato giù ancora più pesante sulla vicenda del concorso del giovane Tosi: aveva chiesto l’interdizione anche per un episodio di tentata concussione che però il giudice ha tralasciato, ritenendo che non ci fossero sufficienti indizi. Tosi avrebbe tentato di dissuadere l’unico candidato dal presentarsi al concorso facendogli sapere che per lui si sarebbe trovata «un’altra situazione congrua», poi avrebbe tentato di dissuaderlo dal rivolgersi in procura.
Un’inchiesta difficile quella portata avanti dalla procura di Siena fino ad oggi. Indagini che hanno portato alla luce un pesante clima di omertà nell’ambiente. «Risulta in maniera irrefutabile - dice il pm Calabrese nella sua richiesta di interdizione al gip - il timore che tutti hanno del rettore Tosi, tanto che nessuno ha avuto il coraggio di uscire allo scoperto, rifugiandosi dietro esposti anonimi».
L’ultimo volantino diffuso all’Università risale solo a pochi giorni fa e aveva alzato la tensione che già da qualche mese si respira. I presidi e i docenti di sette facoltà dell’Ateneo, avevano scritto un documento in cui riconoscevano l’ottimo operato del rettore in questi anni e in vista della scadenza del mandato del rettore invitavano a tenere sempre presente l’immagine dell’istituzione.
Ma il nome di Tosi era già stato sfiorato da un’altra inchiesta della procura di Bari su un gruppo di baroni che avrebbero pilotato concorsi universitari. Nel giugno 2004 finirono agli arresti domiciliari cinque cardiologi con accuse che andavano dall’associazione per delinquere alla corruzione. Dalle 176 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, zeppe di intercettazioni telefoniche, insieme al nome del preside della facoltà di medicina di Firenze Gianfranco Gensini, spuntò anche il nome di Piero Tosi. «Da notare - ironizza il gip a commento di una telefonata tra Tosi e uno dei primari arrestati, Mario Mariani, primario a Pisa - come il rettore di Siena sia un ottimo conoscitore delle “buone regole del concorso”, a conferma della vastissima e generalizzata estensione del fenomeno corruttivo, ormai assunto a regola nel settore».
Tosi nella telefonata intercettata dice di essersi interessato al concorso: «Senti ho parlato con il rettore di Pisa, la data sembra il 16 settembre, prima non ci si fa perché c’è da mettere insieme tutti. Lui dice “mah, non so come andrà a finire, perché secondo me c'è un accordo Gensini-assessore, quindi speriamo bene”. Io ho detto che avrei parlato con Marinelli (rettore di Firenze, ndr) perché non voglio rischiare ecco...». E alla fine della telefonata: «Dobbiamo andare avanti uniti. Uniti si fa la difesa di tutti». Uniti, ecco. Proprio come spiega il gip: «Si tratta di nomine fatte tra una ristretta cerchia di persone che si conoscono da molti anni, che sovente hanno lavorato insieme e le cui carriere sono destinate a intersecarsi vicendevolmente. È facile capire che Tosi volesse favorire una persona molto influente con cui in qualche modo avrebbe dovuto convivere anche dopo aver lasciato il suo incarico di rettore».