Trans e lucciole, chiuse case a luci rosse

A gestirle un pregiudicato che aveva beneficiato dell’indulto

«Lui mi legava di notte mani e piedi con i lacci delle scarpe. Dormivo sul pavimento della baracca e la mattina ci svegliavamo alle cinque per andare a rubare in città. Si tornava al campo alle dieci di sera e ci davano cinque euro per giornata, con cui comprare acqua e cibo». Ion, otto anni appena, cappellino blu, maglietta bianca e pantaloncini rossi, ha gli occhi lucidi mentre racconta in un’aula del Tribunale di piazzale Clodio gli orrori e i soprusi subiti a causa dei suoi aguzzini romeni, arrestati a fine luglio e di cui gli inquirenti hanno già chiesto l’estradizione. Una gang di stranieri che per mille euro comprava bambini in patria per poi sbatterli sulle strade di Roma e Milano, tenendoli segregati nelle baraccopoli e nei campi nomadi in periferia. Non basta. Mentre Ion, ieri, era in attesa di deporre davanti al gip Claudio Mattioli per l’incidente probatorio, nel Mc Donald’s all’ingresso della cittadella giudiziaria, accade l’imprevedibile. Il ragazzino comincia a tremare, è visibilmente turbato. Si stringe a una delle assistenti sociali che lo accompagnano. È pazzesco, ma il piccolo rom riconosce un altro dei suoi carcerieri, il settimo che lo teneva rinchiuso in una stamberga del campo di Tor Cervara. Anche lui romeno era sfuggito alla retata del mese scorso. Ion trova il coraggio di raccontare ancora una volta. Ci sono anche gli uomini della IV sezione della squadra mobile, gli stessi che avevano condotto le indagini precedenti. L’uomo identificato è ora in stato di fermo. In aula, Ion ha ripercorso la sua odissea di bambino-schiavo: «Fin quando ero con mio zio - ha detto - non prendevo botte. Poi lui è andato a Milano e mi ha ceduto a due persone, Felix e Mutu. Ho tentato di scappare dal campo ma loro mi hanno picchiato anche con la cintura». Prima di Ion era stato ascoltato un altro ragazzo, un diciassettenne. L’inchiesta della Procura e della Mobile, coordinata dalla Dda, aveva messo in luce uno spaccato agghiacciante: i bambini dovevano recuperare con furti e altri espedienti almeno duecento euro al giorno, altrimenti scattavano le violenze. Sei rom erano stati individuati in Romania.Le accuse vanno dal traffico di esseri umani, riduzione in schiavitù, furto e rapina.