Trans, gay e lucciole: storie di «vita»

La figlioletta di una russa nelle mani dei pedofili, donne seviziate e rese schiave

Quando i militari di via In Selci, in maggio, hanno fatto irruzione nell’appartamento del Tiburtino per mettere le manette ai polsi a una banda di sfruttatori russi, ne hanno trovato uno che aveva appena posizionato la macchina fotografica su un cavalletto e con l’obiettivo puntato su una bambina di appena 6 anni stesa su un lettone. Era la figlioletta di una delle ragazze trovate a fare «la vita» sui marciapiedi del quartiere, ridotte in schiavitù e, finalmente, liberate dai carabinieri. I russi sono stati arrestati e condannati al carcere, la piccola affidata ai servizi sociali. È una delle tante tristi storie che gravitano attorno allo squallido mondo della prostituzione. Come quella della donna albanese costretta per ben due volte all’aborto con metodi atroci dal suo fidanzato-padrone, poi innamorata di un italiano che l’ha aiutata a liberarsi del «mostro» fino a denunciarlo. «Intanto quello, però - raccontano a via In Selci - aveva già rimpiazzato la sua donna con una romena. Stessa tragica situazione».
A fine maggio i carabinieri in borghese del nucleo operativo fanno irruzione a una festa al quartiere Piramide-Ostiense. Dentro oltre un centinaio di invitati, tutti trans sudamericani, specialmente brasiliani. Ne identificano 113, ne arrestano una quindicina per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione. Si tratta di un’organizzazione che provvede a fare arrivare dalla madrepatria i ragazzi di vita. Ma anche alla loro sistemazione nella capitale: «Paghiamo loro l’affitto, le cure estetiche e mediche - rivela uno dei capi -, spese che poi ci consentono di incamerare, invece, una parte consistente dei loro guadagni». Un business in piena regola. Un’altra faccia della medaglia prostituzione. Come quella omosessuale. Meno visibile, meno invasiva. Concentrata al Colle Oppio, all’Eur, al Monte Caprino, sul viale Pavese nel cuore della pineta di Castelfusano. «A piazza della Repubblica - spiegano gli inquirenti - passeggiano in tuta da ginnastica. Aspettano i loro clienti. Si notano di meno. Quelli li adescano e se li portano in casa. A loro rischio e pericolo». A tal proposito la dice lunga la scia di delitti gay nella capitale. Ma questa è un’altra storia.