Trans morto, indaga lo stesso pm di Brenda

Ucciso e gettato nel canneto. A 48 ore dalla scoperta del corpo di un trans avvolto in un sacco della spazzatura non è cambiato molto dalla prima ipotesi degli inquirenti. Tanto che il pm Rodolfo Sabelli, lo stesso del caso Brenda-Marrazzo assieme al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, ha aperto un fascicolo per omicidio volontario e occultamento di cadavere. Non è un caso, però, che al magistrato di turno venga affiancato il collega che indaga sui misteri di via Gradoli.
Il viado viene trovato sulla sponda sinistra del Tevere all’altezza di Capo Due Rami, Ostia Antica, da un uomo la mattina del 26 dicembre. «Il mio cane si è fermato ad annusare un sacco nero - spiega ai carabinieri di Ostia -. Lo chiamavo con insistenza, ma non c’era verso di farlo tornare indietro. Mi sono avvicinato e mi sono accorto che dal cellophane spuntavano i piedi». Sandali con tacchi a spillo, cappotto marrone e slip rossi: a prima vista una donna. È bastato poco al medico legale per identificarlo come una persona di sesso maschile. Dalla testa al bacino completamente scarnificato, ridotto a uno scheletro dai topi, dal pube in poi integro ma saponificato, ovvero in avanzato stato di decomposizione tanto che il decesso viene stabilito tra la metà e la fine di novembre. Stesso periodo della morte violenta di Brenda. Che ci faceva in quella zona? Per gli inquirenti dovrebbe essere uno dei tanti trans che si prostituiscono su via del Lido di Castelporziano. Una lite violenta con un cliente, un rivale o un protettore avrebbe scatenato la furia omicida. Poi, per far sparire ogni traccia, l’assassino si sarebbe sbarazzato del corpo in una zona quasi inaccessibile. Per altri non sarebbe andata così. La vittima potrebbe far parte di quel gruppo di amici e colleghi di Brenda, la brasiliana implicata nello scandalo dell’ex governatore della Regione Lazio, di quelli che lavorano nella palazzina di via Gradoli. Ad avvalorare questa pista le dichiarazioni degli stessi transessuali che gravitano in pineta. Da loro i carabinieri avrebbe ottenuto poco. Nessuna segnalazione di scomparsa, nessun episodio rilevante da ricordare e mettere a verbale. E allora? Per Irma Battaglia, presidente dell’associazione Di Gay Project, «occorre fare chiarezza e, soprattutto, capire se c’è un collegamento tra questo delitto e quello di Brenda, vista la coincidenza dei tempi». Sul posto nessun documento, tantomeno l’arma del delitto: i militari hanno setacciato per ore l’area senza risultato. Intanto al Gemelli ieri è cominciata l’autopsia su ciò che resta del cadavere. Si spera nella possibilità di comparare le impronte digitali (i polpastrelli sono in condizioni tali da consentire gli esami della scientifica) e le fotosegnalazioni presenti nella banca dati centrale, nel caso si tratti di una persona già schedata. Dai primi esami non sono emersi segni di traumi evidenti. Per trovare tracce di eventuali colpi di arma da fuoco o lesioni da taglio saranno necessari altri accertamenti, come radiografie e Tac. Elementi interessanti potrebbero arrivare dall’analisi di peli e capelli trovati nella tasca del cappotto del trans assieme ad un lucidalabbra.
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