Transessuali: un carcere solo per loro

Fai il ponte, ti lasci alle spalle il centro storico di Pontremoli, segui il viale alberato, poi l'incrocio, e sulla sinistra, in via IV Novembre, ti trovi il carcere femminile, ex mandamentale dei tempi in cui il direttore era il sindaco e gli addetti i guardiani comunali. In mezzo alle case e di fronte ad un bar con veranda c'è il palazzotto giallo ad oggi senza ospiti. Chiuso? Macché, «chi lo riapre più sennò», solo «congelato». Costi vivi in attesa di capire se dirottarci i detenuti transessuali (ipotesi accreditata) o i «fine pena» (ipotesi sposata dai pontremolesi). Il bubbone scoppia ad agosto quando l'Osapp, Organizzazione Sindacale di Polizia Penitenziaria, (...)