Tranvieri pronti a tutto: sarà sciopero selvaggio

I dipendenti chiedono l’indennità di malattia negata a livello nazionale ma che Atm invece paga

Gianandrea Zagato

«C’è il rischio di scioperi selvaggi». Timore di Giorgio Roilo, uno che di proteste se ne intende: «C’è il rischio che i tranvieri possano imboccare altre strade per ottenere il dovuto».
Virgolettato, quello del segretario della Camera del Lavoro, che non lascia spazio a interpretazioni: i milanesi potrebbero essere lasciati a piedi dai pasdaran dell’illegalità, da quelli che vogliono un autunno caldo sul fronte dei trasporti. Appuntamento in calendario il prossimo 21 settembre, primo giorno d’autunno con l’appendice dell’ennesimo sciopero in difesa del pagamento dell’indennità di malattia. Protesta selvaggia firmata da ottomila e passa dipendenti dell’azienda tranviaria che, secondo il numero uno del sindacalismo meneghino, pure dopo «diversi scioperi non riescono a ottenere risposte concrete» nonostante il sostegno sin qui dato dai confederali. Come dire: i manetta credono che l’unica strada percorribile sia quella di «ripetere un autunno come quello del 2003», quando paralizzarono Milano. Ipotesi da brividi accompagnata dalle immagini e dalle cronache di quei giorni, di quelle cinque giornate fuori dalle regole con i tranvieri diventati depositari di un marchio di fabbrica, quello delle fermate selvagge avvenute pure dopo la sottoscrizione del contratto di lavoro nazionale.
Ma, attenzione, anche stavolta Cgil-Cisl-Uil fanno sapere di essere «indisponibili» a un tavolo di trattative locali, anche se eviterebbe il caos in città: «Si tratta di una vertenza di carattere nazionale e quindi se ne discute a livello nazionale. E, poi, c’è un problema specifico: l’iniziativa unilaterale di Atm di corrispondere ai lavoratori un trattamento di malattia in un contesto dove le aziende faticano a pagare le retribuzioni è, comunque, inadeguata».
Dunque, meglio scioperare pure col rischio di blocchi improvvisi di tram, bus e metrò: incrociare le braccia anche se Atm, «comunque», paga l’indennità di malattia che le altre aziende di trasporto pubblico hanno invece deciso di cancellare. Evidente, dicono dal Comune, che si tratta di una «punizione politica» con tanto di raccolta fondi: «Tutti sanno, Triplice inclusa, che i sindacati di base stanno perfino raccogliendo soldi per un fondo che dovrà pagare le multe della Commissione di garanzia sugli scioperi a chi si astiene senza preavviso» annota Carlo Magri, assessore al Personale di Palazzo Marino. Conferma della diagnosi di Roilo ma anche denuncia dell’indisponibilità della Triplice ad affrontare la situazione magari ispirandosi a quello che accade a Bologna, dove il primo cittadino «va nella stessa direzione dell’amministrazione comunale meneghina». Infatti, il sindaco Sergio Cofferati non disdegna un accordo locale, dopo che l’azienda di trasporto emiliana Atc - seguendo le orme di Atm - è uscita da Asstra, l’associazione nazionale che rappresentano le società pubbliche del settore.
Via d’uscita «impensabile» da confederali e cobas se però servita in salsa milanese: meglio trattare a livello nazionale e scioperare, tanto se non «dovessero giungere gli effetti sperati il 4 ottobre si replica» e, sorpresa, solo a Milano. Niente male davvero, quindi. Con il prefetto Bruno Ferrante pronto a spendersi «nel nome del dialogo e del confronto» per evitare scenari pesanti «con sullo sfondo l’inizio di una campagna elettorale e il terrorismo, su cui non si può abbassare la guardia». Metodo, quello prefettizio, che potrebbe, si spera, raffreddare il conflitto e riportare alla ragione i tranvieri. Auspicio naturale dei cittadini che non sopportano imboscate siglate da quei tramvieri che scaricano sulla collettività anche i costi derivati dalle astensioni dal servizio per malattia.
gianandrea.zagato@ilgiornale.it