Trap profeta amaro «Viva l’Italia. Ma non ci ritorno»

Nostra intervista al decano degli allenatori: «Per il mondiale, gli azzurri sullo stesso piano del Brasile, gli altri tutti dietro». «A 66 anni non mollo. Basta serie A, mi piacerebbe andare in Inghilterra»

Gian Piero Scevola

Caro Trapattoni, dopo che in queste vacanze natalizie ha svernato con la famiglia al sole di Dubai, parliamo di cose serie: chi vincerà il mondiale in Germania?
«Bell’amico sei: avevamo progettato un’intervista “soft” e subito mi arriva addosso un carico da novanta. Comunque, tutti dicono Brasile e io invece dico Italia perché questo mondiale lo vedo tinto d’azzurro. Mi aspetto un’Italia sullo stesso piano dei brasiliani. E gli altri tutti dietro».
Via, non scherzi. Ma a parlare è il cuore o il cervello?
«Vedere l’Italia campione non sarebbe una grande novità e se dovesse veramente accadere, non dovremmo prenderla come una sorpresa da far strabuzzare gli occhi».
Ma come fa a credere davvero in questa nazionale un po’ altalenante di Marcello Lippi?
«Il campionato del mondo è un evento così particolare, che sfugge a ogni regola. Anche a livello emotivo è una prova per uomini veri. L’Italia non può e non deve avere paura di nessuno. Lippi ha lavorato bene e può contare su un gruppo ben collaudato che conosco come le mie tasche: in sostanza erano i miei ragazzi, oggi più maturi, esperti e consapevoli».
Però quattro anni fa in Corea e due anni dopo nell’europeo, con lei al timone, non è che questo gruppo abbia fatto una gran bella figura.
«Altri tempi e situazioni, lasciamo perdere. Ora c’è più esperienza e consapevolezza dei propri mezzi e c’è qualche inserimento importante come Toni. Guardiamo avanti».
Avanti? Caro Trap, lei ha 66 anni, quanto pensa ancora di combattere in prima linea su una panchina rovente?
«Finché lo spirito e il fisico mi sorreggono. Allenare mi diverte sempre, perché togliermi questo bel giocattolo? Ho ancora un anno di contratto con lo Stoccarda, un club dove fanno le cose seriamente, ma penso all’Inghilterra, un’esperienza che non mi dispiacerebbe visto che l’Arsenal a suo tempo si era fatto avanti».
Abbiamo visto un doppio Trapattoni di Germania, un altro portoghese, forse uno inglese, ma al ritorno in Italia ci ha mai pensato?
«No, l’Italia non mi attira più. Anche perché non ho più niente da dimostrare. Preferisco inseguire altre sfide».
Parliamo invece di quanto avviene nel nostro campionato che lei, ovviamente, segue. Scudetto già nelle mani della Juventus?
«Questa Juve è davvero incredibile. Io in quell’ambiente ci ho vissuto per 13 anni, per cui di certi exploit non mi stupisco. Certo che sarebbe bello dire, soprattutto per i tifosi, che il campionato è ancora aperto. Ma poi, usando il cervello, come si può pensare che i bianconeri possano fermarsi da un momento all’altro o anche dilapidare il vantaggio che hanno? Sarebbe un autentico suicidio da parte loro. Finora hanno dato una dimostrazione di potenza impressionante, tutto può succedere ma hanno la fortuna di avere un vincente in panchina come Fabio Capello, uno che non molla un centimetro e che non fa regali».
Stavolta però a parlare è la sua parte juventina...
«Non c’entra. La Juventus si è strutturata in modo tale che ognuno fa la sua parte determinante: giocatori come Buffon, Cannavaro, Emerson, Vieira, Ibrahimovic e Trezeguet costituiscono una spina dorsale d’acciaio e irrinunciabile. E poi c’è un certo Del Piero, un super campione che rappresenta il valore aggiunto per la squadra di Capello. E non dimentichiamoci della dirigenza: io avevo Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti che mi tenevano le briglia, adesso c’è un gruppo di manager da leccarsi le dita».
Lei ha accennato a Del Piero. Ma fa bene Alex a restare ancora in bianconero?
«Quella è la sua casa e sono convinto che da lì non se ne andrà mai. È una persona troppo intelligente per non capire quale è e quale sarà il suo ruolo tra i bianconeri. A un certo punto, dal campo passerà dietro la scrivania, è una evoluzione naturale, proprio come Boniperti. Comunque giocatori così in circolazione è difficile trovarne».
Faccia parlare anche la sua parte milanista, visto che lei è un vecchio cuore rossonero.
«Sento troppe critiche sulla difesa e sull’età dei milanisti. D’altronde Milan e Inter stanno marciando ai loro livelli, è la Juve che sta andando in un modo impossibile. Il Milan non deve rammaricarsi di niente, forse è venuto a mancare qualche sincronismo in campo tra centrocampo e attacco e la difesa che, magari troppo poco coperta, ne ha risentito. Ma come si fa a discutere gente come Nesta, Stam, lo stesso Maldini che farebbe ancora comodo alla nostra nazionale. E anche Dida, che ha pur patito una flessione, è pur sempre con Buffon tra i migliori portieri al mondo».
E il flop di Vieri? E Cassano che se ne va in Spagna?
«Per Bobo non è un flop. Purtroppo gli anni passano per tutti, è il normale percorso della vita. Potrà comunque rendersi ancora utile. Mentre Cassano nel Real avrà la grande possibilità di farsi rimpiangere da tanti suoi detrattori. E verrà buono per Lippi».
Dell’Inter, invece, cosa pensa?
«Tutto il bene possibile. Mancini ha fatto un ottimo lavoro. Mi stupiva l’Inter che, con quel potenziale, non vinceva e si faceva rimontare. Adesso i nerazzurri hanno trovato consapevolezza e sicurezza e con Adriano al top ogni traguardo è alla loro portata. Ma lasciatemi fare un pensiero a Massimo Moratti, uno che merita di raccogliere soddisfazioni a non finire per quello che ha dato e sta dando all’Inter. E da lassù anche l’avvocato Prisco si starà divertendo da matti con questa bella Inter che tanto l’aveva fatto disperare».
E dietro alle tre grandi?
«Bene la Fiorentina di Prandelli; ci sono sempre Palermo, Roma e Sampdoria in parcheggio, ma aspetto il ritorno del Napoli e ne vedremo delle belle».
Con la Champions come la mettiamo?
«Quella tra Milan e Bayern è per me la partita del cuore. Mi rifiuto di guardarla, ci tengo troppo alle coronarie e vorrei andare a fare un viaggio su Marte e tornare quando tutto sarà finito. Juventus e Inter invece non avranno problemi con Werder Brema e Ajax. E vedo una finale tutta italiana, Ronaldinho permettendo».
E per lei personalmente cosa si augura?
«Non rivincerò la Bundesliga, ma del vecchio Trap sentirete ancora parlare. Diventerò un tormentone, piacevole però».