Il Trap torna in pista e a Salisburgo ritrova Matthaeus

Sono il nuovo dg e il tecnico della squadra austriaca. Capello invece resta appeso al destino della Signora. Arrigoni va a Livorno, Beretta a Siena

Attenti a quei due: 17 anni fa, Giovanni Trapattoni e Lothar Matthaeus avevano portato l’Inter allo scudetto. La coppia si ricostituisce a Salisburgo, nel club austriaco di proprietà del gruppo Red Bull, che ha ingaggiato l’ex allenatore nerazzurro come direttore generale e l’ex giocatore come tecnico. «Vengo a Salisburgo per fare qualcosa di grande» ha detto ieri il Trap, suscitando l’entusiasmo dei tifosi. E al nuovo riemergere di Trapattoni fa ala una serie di movimenti anche tra i tecnici del campionato italiano. Così il Livorno ha affidato la panchina a Daniele Arrigoni e il Siena ha scelto Mario Beretta, mentre la Reggina ha confermato la fiducia a Walter Mazzarri.
Su altro fronte, ieri la Juventus ha scelto come amministratore delegato un uomo nuovo per il football ma già consolidato nella proprietà, Carlo Sant’Albano, spinto anche dalla sua imponente stazza, viene considerato da tempo il manager di riferimento per la successione a Gabetti.
Ma il cuore dei tifosi juventini è toccato da una questione ben più rilevante: a quale torneo si iscriverà la squadra nella prossima estate? Soltanto quando la giustizia sportiva emetterà questa sentenza allora i dirigenti della società potranno muoversi. Si potrà muovere Fabio Capello, che è stato ieri confermato dal cda, si potrà muovere il nuovo direttore sportivo, il primo della lista è Franco Baldini che gode dell’amicizia professionale con lo stesso Capello. Non dovrebbero essere questi i criteri di scelta, anche il codice etico al quale si dovrà ispirare la Juventus in futuro è uno slogan che riempie i manifesti elettorali ma abbisogna di comportamenti, di fatti, di scelte ovviamente portate avanti dagli uomini. C’è da dire al riguardo che alcuni degli ex juventini, quelli che erano stati accantonati (verbo dolce) dai nuovi dirigenti, si stanno agitando curiosamente alla ricerca del tempo e del ruolo perduti, sperando di rientrare da dove erano usciti.
L’assenza di un personaggio carismatico, lo erano Gianni prima e Umberto dopo, insomma gli Agnelli, ha permesso lo sbandamento attuale ma non può essere nemmeno un alibi per giustificare errori, omissioni, colpe.
Chi è chiamato a governare la Fiat e le altre consociate deve sopportare carichi ugualmente forti nella gestione di una società di football che alla famiglia appartiene per storia e che da questa vicenda esce traumatizzata, non soltanto negli indici di Borsa.
Il manifesto bianconero necessita di personaggi efficaci ma fino alla prima settimana di luglio nessuno a Torino, nemmeno i manager più capaci, potrà sapere quello che si potrà fare. È una commedia buffa, dopo la tragedia attuale. Ma, paradossalmente, per la Juventus, non certo per i suoi tifosi, la soluzione migliore sarebbe quella peggiore: la retrocessione in C2, per una bonifica totale dell’ambiente e per la ricostruzione definitiva, anche agli occhi degli avversari.