Trapattoni: «Il Benfica non mi molla più»

«Stavano per cacciarmi, mi vogliono per la Champions. Mi manca l’Italia. La Lazio? Non corriamo...»

Gian Piero Scevola

Caro Trapattoni, complimenti per il titolo conquistato col Benfica: intende aprire un ciclo anche in Portogallo?
«Intanto domenica prossima ho la finale di Coppa col Setubal e un bis non mi dispiacerebbe proprio. Sai com’è: l’appetito vien mangiando».
Ha conquistato il 21° titolo in carriera, ha vinto in tre campionati diversi come Eriksson, Boskov, Weisweiler e Czeisler, quando la smetterà di fare il giramondo?
«Se è per questo Happel ne ha vinti in 4 nazioni, Guttman in 5 e Ivic in 6. Volendo avrei ancora da girare. All’estero, però...».
Però?
«Però ho anche voglia di starmene a casa mia, con la mia famiglia, in mezzo alle mie cose di sempre, ai miei amici, e non trascorrere le ore in albergo, in un Paese che non sento mio. E poi è doveroso che si sappia quanto mi è costato questo titolo vinto col Benfica, perché la sofferenza per un campionato vinto in un’altra nazione è doppia rispetto all’Italia».
Allora di offerte per tornare da noi ne ha già ricevute?
«Certo e più di una, ma devo valutare bene, anche per una forma di rispetto nei confronti del Benfica che vorrebbe restassi per fare la Champions. Qui ho ancora un anno di contratto, ma ho già inviato una lettera per annunciare che me ne andrò».
Si parla di Palermo, Genoa, Fiorentina e soprattutto Lazio. Lotito farebbe carte false per averla nella prossima stagione.
«Roma è una bella piazza, non ci sono mai stato e un’avventura lì mi attirerebbe. Ma non corriamo troppo».
E pensare che, dopo l’eliminazione dalla coppa Uefa, sembrava che dal Benfica volessero mandarla via...
«Qualche critica c’è stata, qualche incomprensione coi tifosi pure, ma ora tutti mi amano e vorrebbero che restassi. Dopo il nostro pareggio col Boavista, Lisbona è impazzita. Certo, all’inizio è stato difficile. Ogni nazione ha la propria cultura calcistica e hanno avuto difficoltà a capirmi e a mettere in pratica le mie direttive tecniche. Qui sono abituati a giocare tutti avanti e basta».
Tra il titolo vinto col Bayern Monaco nel 1997, questo e quelli vinti in Italia con Juve e Inter, che differenza c’è?
«Abissale. Lasciamo stare l’Italia che è un altro mondo, come il Bayern dove tutto è organizzato, avevo trovato giocatori già pronti, la società è un pezzo di storia della Germania e tutto è più semplice. Nel Benfica, che fa parte comunque della nobiltà del calcio europeo, erano troppi anni che non vincevano e si erano lasciati andare. Ecco, questo Benfica giovane e naïf mi fa venire in mente la mia prima Juve».
A proposito, scommetto che nella mano sinistra, che durante la partita teneva in tasca, c’era dell’acqua santa.
«Certo e non me ne vergogno. In tutte le partite ho sempre avuto con me la boccetta benedetta. Evidentemente questa volta ha funzionato meglio che non ai mondiali asiatici o agli stessi europei in Portogallo».
Anche con Papa Ratzinger, quando lei era al Bayern, ha avuto una bella frequentazione. È stato proprio lui a ricordarlo...
«Sì, e sono orgoglioso dei due libri con dedica che allora mi regalò».
Ma in Italia si porterebbe qualche giocatore del Benfica?
«Avviso ai naviganti, attenzione a Luizao, lo vuole l’Inter, poi Petit, Simao e Geovanni e soprattutto il 19enne Manuel Fernandes, un autentico gioiello, un altro Kakà».
In Italia ha vinto la Juve e mercoledì c’è Milan-Liverpool...
«Lo scudetto bianconero è meritato, onore a Capello. Quanto al Milan, può farcela, è superiore agli inglesi, ma attenzione ai trappoloni di Rafa Benitez».
Insomma, quando la rivedremo in Italia?
«Presto, molto presto».

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