Trapianti, rigetto in calo

«Un nuovo inibitore della proliferazione cellulare proteggerà a lungo l’organo trapiantato», afferma Messa

Gianni Mozzo

Novità nel mondo dei trapianti. C’è una certezza in più
sul loro buon esito: un nuovo inibitore del segnale di proliferazione che mira alle cause primarie di disfunzione cronica dell’organo trapiantato o, addirittura, ad evitare la sua perdita. Ne parliamo col professor Piergiorgio Messa, che dirige da un anno e mezzo il Centro trapianti di rene del Policlinico di Milano.
«Gli agenti immunosoppressori tradizionali», dice «possono indurre, nel lungo periodo, una certa nefrotossicità, mettendo in pericolo la sopravvivenza del rene trapiantato. Appare quindi utile l’avvento di una nuova classe di farmaci capaci di combattere questa eventualità». A questa classe, che rappresenta un’evoluzione della notissima rapamicina, appartiene un farmaco antirigetto (nome chimico: everolimus) che sarà in commercio solo in autunno ma che è stato già sperimentato in molti Centri di trapianto: Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Genova.
Il Centro milanese diretto dal professor Messa ha già impiegato il everolimus, in associazione con la ciclosporina in microemulsione, in settanta pazienti, seguendo un protocollo che gode di molti consensi. Un solo dubbio: impiegare il nuovo prodotto nello stesso giorno del trapianto o in una seconda fase? Le équipe italiane sposano in gran parte la prima ipotesi. Messa sceglie la seconda ma spiega che è bene ricorrere a questa associazione di farmaci.
Proprio per elaborare progetti più precisi sono in corso due trials. Ad entrambi partecipa il Centro trapianti di rene del Policlinico di Milano con più di trenta pazienti. I risultati saranno noti alla fine del 2006.
Il trapianto di rene resta, in Italia e nel mondo, il più diffuso. «Il professor Ponticelli, il mio predecessore, ha conosciuto numeri più alti», dice Messa. «Attualmente non superiamo i sessanta trapianti annui; ma in Lombardia i Centri cui ci si può rivolgere sono davvero tanti. L’obiettivo comune è quello di far sopravvivere l’organo che trapiantiamo. Ci aiuteranno molto, credo, i farmaci di nuova generazione che inibiscono la catena metabolica che controlla la crescita della proliferazione cellulare. Va anche ricordato che questi immunosoppressori permettono dosaggi minori della ciclosporina ».
Rispetto ad altri inibitori della proliferazione cellulare, il certican esplica le sue notevoli proprietà antiproliferative e di immunosoppressione bloccando la proliferazione correlata al fattore di crescita delle cellule T, delle cellule B e di quelle della muscolatura liscia, fondamentali, nella induzione di un danno d’organo (trapiantato) che può portare alla sua perdita. La mortalità che segue al trapianto di rene è la più bassa in assoluto: non supera il 5 % al compimento del quinto anno. Si cerca di abbassarla ulteriormente, perfezionando i meccanismi antirigetto e rendendo più serena la vita dei soggetti trapiantati.