Il trapianto di cornea si può evitare

Avanza anche nel Mezzogiorno la ricerca in oftalmologia. Ottimi risultati sono stati ottenuti nel combattere le patologie che colpiscono la cornea. La struttura trasparente a forma di cupola, situata nella porzione anteriore dell'occhio, rappresenta un fondamentale strumento per la visione, assieme al cristallino ed al corpo vitreo. Quando si verifica una distrofia, cioè una progressiva deformazione della cornea che tende ad assumere una forma conica, la visione risulta compromessa. Nell'85% dei casi questa patologia, definita cheratocono (cheratos dal greco corneo) colpisce entrambi gli occhi e sviluppa un astigmatismo miopico irregolare.
«Questa malattia rappresenta la prima causa di trapianto di cornea in Europa, con circa 6.000 nuovi trapianti l'anno in Italia» , ricorda Edoardo Stagni, medico oculista, ricercatore presso il dipartimento di neurofarmacologia dell'Università degli studi di Catania e responsabile del Centro di ricerca sperimentale in oftalmologia della Clinica Di Stefano Velina a Catania (edoardo.stagni@sooft.it).
«Con l'evolversi della patologia, il paziente - precisa il dottor Stagni - lamenta una diminuzione progressiva della visione, soprattutto da lontano. Il peggioramento è irreversibile, con sempre maggiori distorsioni delle immagini». L'epidemiologia ci indica che in Italia una persona ogni 600 è affetta da cheratocono. L'occhio diviene più brillante, gli oggetti che si riflettono sulla cornea appaiono deformati, la cornea assume la forma a cono e negli stadi più evoluti si ulcera con comparsa di dolore, lacrimazione e spasmi.
«Fino ad oggi - precisa i dottor Stagni - le uniche armi terapeutiche per l'oculista sono state rappresentate dagli occhiali e dalle lenti a contatto rigide, per correggere il difetto visivo nelle fasi più lievi della patologia. In uno stadio intermedio si può cercare di regolarizzare chirurgicamente l'astigmatismo mediante gli anelli intrastromali ottenendo però un risultato solamente refrattivo e non privo di complicanze postoperatorie. Nelle forme più avanzate si può solo intervenire chirurgicamente col trapianto della cornea. Il professor Caporossi, direttore del dipartimento di oculistica del Policlinico Universitario di Siena, ha messo a punto una tecnica denominata «Cross-linking» cioè legami a croce, che rendendo più dura la cornea la fa diventare indeformabile e così si arresta la sua evoluzione patologica. La terapia si attiva instillando delle gocce di un preparato (brevettato con marchio Ce) a base di vitamina B2 (riboflavina) sulla cornea ed esponendo la stessa ad una particolare luce ultravioletta emessa da una apparecchiatura omologata a livello internazionale (Vega). La reazione chimica dei raggi Uva, che stimolano la riboflavina, porta ad un rafforzamento dei legami nel collagene corneale con il loro conseguente indurimento».
Questa tecnica sperimentale messa a punto all'Università di Siena nel 2004 (il dottor Stagni è stato allievo di Caporossi) è frutto di una ampia ricerca alla quale hanno partecipato più Centri di eccellenza, tra i quali: l'Istituto Humanitas di Milano (professor Paolo Vinciguerra), la Clinica universitaria di Firenze (Rita Mencucci), l'università dell'Aquila (Leopoldo Spadea), l'università Cattolica di Roma (Emilio Balestrazzi), l'università di Bari (Gianni Alessio).
Con questa metodica si riesce a bloccare l'evoluzione della malattia ed, in molti casi, si verifica una diminuzione della curvatura della cornea. Il cross-linking è effettuato una sola volta e non sembra necessaria, in base alle conoscenze attuali, una ripetizione del trattamento.
«Nel decorso postoperatorio - aggiunge il dottor Stagni - il paziente avverte dolore di lieve o media intensità e sensazione di corpo estraneo per circa tre giorni, fino a riepitelizzazione completata. Il Cross-linking si è dunque dimostrato efficace e, sempre più, viene proposto anche agli adulti con un cheratocono stabilizzato. I miglioramenti iniziano ad essere evidenti dal quarto-sesto mese e sono ancora diagnosticati a distanza dall'intervento. In questi anni, il Cross-linking si è rapidamente diffuso in oltre trenta nazioni. In Italia si sono svolti numerosi corsi di abilitazione a questa tecnica e sono più di 800 i medici oculisti abilitati, oltre cento i centri in Italia in cui si pratica questa metodica che evita il trapianto di cornea».