Trapianto, troppo lunga l’attesa Un malato si uccide in ospedale

Tragedia in corsia a Sorrento. Il suicida è un operaio. Per avere il fegato nuovo ci volevano due mesi

Carmine Spadafora

da Napoli

Due mesi, mancavano soltanto due mesi, forse molto meno e avrebbe ritrovato la vita. Invece, Pietro Terminiello, un operaio di Sorrento, in lista di attesa per un trapianto di fegato, non ce l'ha fatta ad aspettare: domenica pomeriggio, vinto dalla disperazione, si è lanciato dal terzo piano della cameretta di un ospedale di Sorrento. Terminiello se n'è andato nel giorno della Festa del papà, lasciando nella disperazione, innanzitutto i suoi tre figlioletti, ancora in tenera età. Lo scorso 9 marzo, l'operaio, affetto da una grave forma di cirrosi epatica, era partito per Padova, diretto al Policlinico universitario, dove è attivo uno dei migliori centri per i trapianti di fegato d'Italia. Lì, il paziente, avrebbe ricevuto dai medici, importanti rassicurazioni: il sogno di una rinascita, si sarebbe avverato in poco tempo.
Spiega il professore Davide D'Amico, direttore del Dipartimento di scienze chirurgiche e trapianti d'organo dell'università padovana. «Non capisco che cosa possa essere successo, cosa possa avere indotto Terminiello a compiere un gesto estremo». Il professore D'Amico, ha poi rivelato. «Il paziente aveva come gruppo sanguigno A, era nelle primissime posizioni per il trapianto. Era in ottima evidenza, forse questione di giorni, appena fosse stato trovato un organo compatibile».
Posto in lista di attesa il 22 settembre dello scorso anno, Terminiello, secondo il Cnt (Centro nazionale trapianti) «non presentava carattere d'urgenza, un paio di mesi e avrebbe ricevuto il nuovo organo». Durante la visita di controllo dello scorso 9 marzo, a Terminiello, «era stato comunicato che la sua condizione patologica, seppur in stato di avanzamento, non presentava carattere d'urgenza e che l'attesa prevista per il trapianto sarebbe stata di un paio di mesi».
«Un grande dramma umano e di disperazione personale, anche il suo caso clinico era stata gestito nel miglior modo possibile», ha detto Alessandro Nanni Costa, il direttore del Centro nazionale trapianti. «Si tratta di una grande tragedia umana che ci vede solidali e umanamente vicini alla famiglia di quest'uomo», ha poi continuato Costa. La procedura per la iscrizione a un centro trapianti, è dettata dalle linee guide del Centro nazionale trapianti. La procedura per i pazienti che sognano un nuovo fegato è più semplice rispetto alle liste di attesa che riguardano altri organi. Innanzitutto è il centro trapianti che sceglie il paziente da operare, in base alla compatibilità del gruppo sanguigno e alle dimensioni del fegato da trapiantare. Ma, soprattutto, se il paziente ha una situazione clinica grave, viene attivata la procedura.
L'estremo gesto dell'operaio di Sorrento pone ancora una volta, drammaticamente, il problema delle donazioni degli organi al sud, all'ultimo posto in Europa. Completamente diversa è la situazione al centro nord, dove i trapianti di tutti gli organi, non soltanto quelli di fegato, fanno schizzare l'Italia al secondo posto nel continente, dietro, soltanto, alla Spagna. Senza il «buco nero» del meridione, il Paese sarebbe primo in questa classifica della solidarietà. Ed è per questo motivo che sono a migliaia i cittadini del sud che intraprendono il viaggio della speranza verso quelle regioni del nord dove i trapianti sono all'ordine del giorno, con ottime possibilità che vadano a buon fine. Terminiello ci ha creduto ma, si è arreso quando la rinascita fisica era un sogno vicino.