In trappola: 990 euro per una birra

Disavventura per un giapponese adescato da un brasiliano e portato in un «night club» di via Emilia

Doveva essere un soggiorno di tre giorni nella città eterna, prima di andare a visitare Venezia, ma si è trasformato in una sorta di incubo per Ka-Chun, turista giapponese di nazionalità britannica che lo scorso 27 gennaio è stato costretto a pagare 990 euro, per aver bevuto in realtà una birra in un night club in via Emilia. Un conto «salato» presentato a pochi passi da via Veneto, nota nel mondo per la «Dolce vita» degli anni ’60.
Erano le 22,30 e nel suo primo giorno di vacanza a Roma, Ka-Chun stava facendo una passeggiata in piazza Barberini. Qui uno sconosciuto si avvicina, si presenta come un turista brasiliano, dice che vuole andare in un pub in via Emilia e invita il giapponese ad accompagnarlo per prendersi insieme una birra. Ka-Chun accetta e vanno nel locale, in realtà un night club. Si siedono a un tavolo e bevono un bicchiere di birra ciascuno. Il brasiliano salda subito il conto. Dopo dieci minuti al tavolo si siedono anche due donne con un flute di champagne in mano. Il giapponese presume che siano due clienti: si presenta, comincia a chiacchierare con una e quando lei le fa delle avance fisiche, l’uomo rifiuta e ordina un’altra birra, mentre il cameriere rabbocca i bicchieri delle due donne. A quel punto il brasiliano chiede il conto e dopo pochi minuti ne arrivano due distinti: quello del giapponese ammonta a 990 euro. La «vittima» chiede spiegazioni e il direttore del locale pretende il suo passaporto e la carta di credito che lui consegna. Mentre annota i dati del giapponese il direttore spiega che nel conto è calcolata la consumazione della birra, ma anche i due bicchiere bevuti dalle ragazze, pari a 350 l’uno, e compreso nel prezzo c’è anche il tempo trascorso con loro visto che sono dipendenti del night club. Il giapponese protesta e il brasiliano propone di pagare lui la metà. Così fa - o almeno finge - e si allontana. Il povero turista non sa più cosa fare se pagare o rivolgersi alla polizia, ma è impaurito e decide di pagare la sua metà, 500 euro, con la carta di credito. A mezzanotte e mezzo esce dal locale e comincia un tour de force per riuscire a denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine (via Farini, via dell’Olmata, via Genova e poi anche a Venezia), che spesso non hanno un interprete di lingua giapponese. In seguito ha scoperto che, a sua insaputa, gli erano stati addebitati 990 euro a favore di un altro esercizio commerciale, un ristorante sempre della capitale.
L’Apt ha segnalato il caso all’ufficio per la Tutela dei Consumatori del Comune di Roma che ha avviato una pratica interessando le competenti autorità per gli accertamenti. «I conti così salati sono fortunatamente casi isolati - ha commentato il delegato del sindaco di Roma alla Tutela dei Consumatori Sergio Scicchitano -. Ma è un fenomeno a cui bisogna prestare attenzione perché il problema di fare rispettare le regole è un’opportunità di sviluppo per la capitale». Nell’ultimo anno i casi di turisti trattati dall’Ufficio per la Tutela dei Consumatori sono stati in totale 92.