Una trappola bionda per «ripulire» i turisti

Claudia Passa

Tre costole rotte, il viso tumefatto, tremila euro rubati, quattro carte di credito, un Bancomat e un assegno in bianco spariti. S’è conclusa così la vacanza romana di Paul G. Ottaviano, 45 anni, medico di New York volato nella capitale per assistere alla laurea in medicina della nipote. Un viaggio a lungo atteso, sia per l’evento da festeggiare, sia per l’epilogo che avrebbe dovuto coronare la sfortunata trasferta italiana del dottore americano: l’acquisto di una casa nel nostro Paese (proprio a questo sarebbe servito l’assegno in bianco che il malcapitato portava con sé), dove c’è parte della sua famiglia. Cosa che Ottaviano non farà più, dopo essere uscito vivo per miracolo – e completamente «ripulito» - da una passeggiata in via dei Fori Imperiali, vittima di un sistema di furto che starebbe progressivamente prendendo piede fra le bande di extracomunitari che gravitano attorno all’area del Colle Oppio.
Ecco i fatti, confluiti nella denuncia presentata agli agenti di polizia del commissariato Trevi–Campo Marzio. È passata da poco la mezzanotte quando il medico, vuoi per godersi la suggestiva visione notturna del Colosseo, vuoi per smaltire la festa di laurea della nipote italiana che vive poco distante, vicino a via dei Serpenti, decide di fare due passi lungo la strada dei Fori. Il tempo di guardarsi intorno quand’ecco materializzarsi una biondina in jeans e scarpe da ginnastica, alta poco meno di un metro e 70, che con accento marcatamente est-europeo oppone resistenza ai tentativi di Paul G. Ottaviano di divincolarsi e, fra una chiacchiera e l’altra, giunti ormai tra viale San Gregorio e la salita del Celio, convince il medico a sedersi su una panchina. L’uomo nota una strana telefonata partire dal cellulare della ragazza, forse anche più d’una. Poi sente dei passi alle sue spalle, un pugno sulla tempia. Il tentativo di reagire è vano, la vista si appanna, almeno cinque uomini arrivano da dietro, lo percuotono, quindi il buio più totale. Quando si risveglia, il dottor Ottaviano è vivo per miracolo. Ha tre costole rotte, respira a malapena, e con fatica si trascina verso casa. «Una persona meno robusta di me non sarebbe sopravvissuta a una simile aggressione», racconta, riuscendo a stento a parlare. Gli occhi sono gonfi e tumefatti. Addosso i malviventi non gli hanno lasciato nulla, neppure la catenina che portava al collo; e a chi gli fa notare che girare con tremila euro appresso sia poco sicuro, il malcapitato risponde: «Rudolph Giuliani ha ripulito la mia città, New York, dalla delinquenza; è possibile che il vostro sindaco non riesca a far nulla? È possibile che possa accadere una cosa del genere a due passi dal Colosseo?».
I romani se lo chiedono da tempo e da anni giacciono pressoché inascoltate le iniziative promosse dal circolo di Alleanza nazionale di Colle Oppio. Intanto, dopo il primo giro notturno assieme agli agenti in borghese, su un’auto della polizia il medico statunitense non ha ancora riconosciuto in strada gli aggressori, né la giovane donna che l’aveva avvicinato. Ma le indagini proseguono, anche perché – spiega una parente della vittima – «al consolato ci hanno spiegato che ultimamente le aggressioni ai danni di americani sono state diverse». E la tecnica sarebbe ormai collaudata: tentare l’adescamento, isolare la vittima prescelta, avvisare i complici e poi passare all’azione. Un gioco di squadra che nel «Bronx Esquilino» rischia di trovare un terreno fertile. E che di certo, nella città di Rudolph Giuliani, non farà una bella pubblicità alla capitale della Notte Bianca, né al suo sindaco, che neppure un anno fa aveva conquistato la copertina europea del Time. È per questo che la polemica politica è destinata a montare: «Dopo l’efferato stupro di questa estate, verificatosi a poche centinaia di metri di distanza, nel parco di Colle Oppio – affermano infatti il capogruppo di An in I municipio, Federico Mollicone, e il consigliere comunale Marco Marsilio -, questa brutale aggressione ai danni di un cittadino americano si tradurrà inevitabilmente in un tragico spot per Roma e il suo sindaco kennedyano».