Trappola di fuoco in fonderia. "Quegli idranti erano rotti"

Torino, un operaio morto e altri sei in gravi condizioni Accuse alla ThyssenKrupp: «Metà degli estintori erano scarichi». Il 14 corteo di protesta dei metalmeccanici

Torino - Gli idranti rotti, tre estintori su cinque vuoti. Basta questo per raccontare l’orrore che si è scatenato la scorsa notte nel reparto termico della ThyssenKrupp, l’acciaieria di corso Regina Margherita a Torino. Basta questo per spiegare perché un operaio di 36 anni, Antonio Schiavone, padre di tre bambini in tenera età, è bruciato vivo in pochi secondi. Mentre sei dei suoi colleghi sono ricoverati in coma farmacologico in diversi ospedali di Torino a lottare tra la vita e la morte.
Idranti rotti e tre estintori su cinque vuoti, questi due fatti sarebbero stati sufficienti da soli a scatenare la rabbia dei sindacati, anche se non ci fossero state vittime. Il morto e i moribondi accentuano il dolore e scatenano l’ira. Non solo quella di Cgil, Cisl e Uil e dei sindacati nazionali dei metalmeccanici, che hanno annunciato per lunedì lo sciopero generale e un corteo per le vie di Torino che arriverà fino alla Prefettura. Per lo stesso giorno è stato proclamato il lutto cittadino: bandiere a mezz’asta, serrande dei negozi abbassate e luci di Natale spente. La strage ha smosso le coscienze di tutto il mondo politico. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, riferendosi alle morti bianche parla di «inaccettabile piaga». «Sono stato profondamente colpito - scrive Napolitano in un telegramma al sindaco di Torino, Sergio Chiamparino -. Quest'ultimo drammatico evento coinvolge ancora una volta la responsabilità di tutti, poteri pubblici e forze sociali, ad assumere il necessario impegno per estirpare l'inaccettabile piaga delle morti e degli incidenti sul lavoro».
Parlare di strage annunciata, questa volta non è retorica. Non lo è se si pensa a cos’era e si guarda cos’è oggi la ThyssenKrupp. Uno stabilimento che cade a pezzi, smantellato in gran parte della sua struttura, dove il numero dei lavoratori è andato riducendosi di giorno in giorno e quelli rimasti si trovano costretti a fare gli straordinari in attesa di vedere l’intero polo diventare il fantasma di se stesso. Nelle immagini stampate nelle teste di coloro che ieri notte hanno visto morire i propri amici c'è tanto orrore. «Antonio era avvolto dalle fiamme e gridava “aiuto, muoio” - racconta Giovanni Pignalosa -. Abbiamo aiutato alcuni operai a uscire dallo stabilimento, ricordo che tre erano immobili in mezzo alle fiamme, paralizzati dalla paura. Altri due erano a terra, quasi irriconoscibili». La storia della Thyssenkrupp è fatta di lacrime e sangue, di incidente gravi, di condanne e di norme sulla sicurezza disattese. Come nel 2002 quando un incendio divampò all’interno del reparto laminazione. Le fiamme sputarono per tre giorni fumi cancerogeni. Nessun morto, nessun ferito. Ma solo per un caso: i cinque operai che lavoravano in quel reparto erano in pausa pranzo. Il seguito è raccontato nelle centinaia di pagine che hanno composto il fascicolo del procuratore aggiunto Raffaele Guariniello che nel 2004 vede la sua conclusione con il rinvio a giudizio e poi le condanne dei responsabili di quel rogo. Ma è ciò che sta dietro a queste condanne che fa paura. La multinazionale, infatti, non aveva dotato il reparto di porte antifuoco, rilevatori di fumo, sistema di videosorveglianza ed erogatori di schiuma.
Nel 2005 l’attività produttiva dello stabilimento di corso Regina inizia a sgretolarsi. Lentamente, reparto dopo reparto, inizia un’erosione inesorabile. Nel luglio del 2007, cinque mesi fa, è stata annunciata la chiusura. Ufficialmente è iniziato lo smantellamento. Ma di fatto era già in atto prima, col blocco degli investimenti che inevitabilmente si sono tradotti in un allentamento della sicurezza. La tragedia di ieri lo sancisce. Gli operai ora preparano un dossier con dati, testimonianze. Troverà spazio anche la denuncia che circa un mese fa avevano fatto i delegati sindacali sugli estintori: «Erano scarichi, addirittura sigillati. L’azienda ci ha detto che avrebbe verificato». Intanto si fanno le prime ipotesi sulle cause del rogo: una perdita da un tubo idraulico nella zona dove i laminati vengono portati ad alta temperatura.