In trappola tra i gas vulcanici: sei speleologi perdono la vita

Un giovane italiano tra le vittime. Il gruppo bloccato in un tunnel a 1.300 metri di profondità

Madrid - Sono morti per avere sbagliato la strada ed essere rimasti intrappolati tra i gas vulcanici. Cinque uomini e una donna che partecipavano a un’escursione, ieri pomeriggio hanno trovato la morte in un tunnel sotterraneo delle isole Canarie. Tra le vittime c’è anche un giovane astrofisico italiano, Maurizio Panniello, di 29 anni, che da anni viveva e lavorava all’Instituto Astrofisico de Canarias (Iac), che ha sede sull’isola. Lo ha confermato la Farnesina, dopo essersi consultata con le autorità spagnole. La squadra di soccorso ha recuperato i cadaveri a 1.300 metri di profondità nel tunnel della «Pietra dei maiali» sul monte Teide a Tenerife. La galleria è situata presso Los Silos, nel nord dell’isola vulcanica di Tenerife, è lunga 3 km ed è alta un metro e novanta; dal 1964 era chiusa per motivi di sicurezza, ma rimaneva una meta molto ambita dai naturalisti. Le sei vittime erano parte di un gruppo di 29 ricercatori dell’Istituto di Astrofisica delle Canarie e dell’Associazione amici della natura di Tenerife. Nel pomeriggio di sabato erano rimaste intrappolate, dopo essersi calate con un montacarichi nel budello sotterraneo che fu scavato nel 1800 per incanalare le acque, ma che oggi è saturo di pericolosi gas vulcanici. Infatti, sono state proprio le esalazioni a causare la morte dei sei escursionisti: la maggior parte del gruppo è riuscita da sola a raggiungere le uscite del tunnel, mentre una decina di persone ha dovuto attendere l’arrivo dei soccorritori della Protezione civile spagnola e rimangono tuttora ricoverate in ospedale per problemi respiratori. Secondo quanto riferito dai sopravvissuti, il gruppo ha sbagliato percorso, incamminandosi a 1.000 metri di profondità in un tunnel dove c’era poco ossigeno e molti gas asfissianti di origine vulcanica. Quando il gruppo è stato preso dal panico, si è spezzato in due nel tentativo di trovare una via di fuga e di raggiungere le sacche di aria che le mappe indicavano a 700 metri di profondità. «A un certo punto della marcia, ho visto i miei compagni cadere per terra stecchiti come fossero mosche», ha dichiarato alla televisione delle Canarie, José, un ingegnere di 27 anni che era tra i primi quattordici escursionisti tratti in salvo.
Già sabato sera ai primi soccorritori della Protezione civile e dei vigili del fuoco, le possibilità di trarre in salvo i sei escursionisti sono apparse subito disperate a causa della profondità e della mancanza di ossigeno dopo lunghe ore di permanenza. Non sono valsi a nulla i vari tentativi di raggiungere il punto dove erano rimasti i sei escursionisti e dopo venti ore di lavoro ininterrotto sono stati individuati e recuperati i corpi. Subito sono piovute le polemiche: il tunnel è tra i più pericolosi d’Europa secondo gli esperti che ricordano come sia facile perdersi nell’intricato dedalo sotterraneo di angusti sentieri.