In trappola l’Unabomber delle moschee

Amava parlare, Roberto Sandalo. Al telefono, per rivendicare attentati che «d’ora in avanti punteranno più in alto». E con chi, come lui, era animato dalla passione per l’intolleranza. Persone che, ora, sono nel mirino degli investigatori.
Sandalo era indagato da tre mesi. Ieri, l’arresto. L’ex componente di Prima linea brucia tre macchine. Una davanti alla moschea di via Quaranta (ed è l’auto di un italiano), altre due (questa volta, di marocchini) al Centro islamico di Segrate, nell’hinterland. La firma è la stessa. «Fronte cristiano combattente». La sigla che sarebbe dietro ad almeno altri tre episodi simili avvenuti nei mesi scorsi. Gli agenti della Digos e i carabinieri del Nucleo informativo, ora, dovranno chiarire se anche dietro ad altri attentati incendiari c’è la mano di Sandalo. Di certo, per il procuratore Armando Spataro, «non è il caso di sottovalutare chi istiga all’odio». «Il rischio - spiega - è che qualcuno raccolga quelle parole d’ordine».