La trappola della protesta

Una premessa, scontata ma doverosa: l'incendio della tendopoli che la Protezione civile aveva installato ad Opera per accogliervi provvisoriamente nomadi sgomberati da altri campi abusivi è un gesto violento, illegale, controproducente e stupido: che rafforza quanti declamano la retorica di un'accoglienza generale e illimitata, senza tener conto di problemi e limiti concreti che ricadono sulle comunità a cui è imposto l'obbligo dell'accoglienza; che ha danneggiato un bene comune destinato alle tante emergenze che non ci facciamo mai mancare. Ma prima di tutto è un gesto fuori dalla legge. E su questo punto, però, amministratori ed istituzioni, sindaci e assessori, presidenti di Province e prefetti farebbero bene a riflettere. Se per anni si tollerano - quando addirittura non si giustifichino - proteste manifestate con occupazioni di stazioni ferroviarie e con blocchi autostradali; quando si dà per scontata la rappresentatività di questo o quel gruppetto, purché aggressivo e rumoroso; quando si teorizza una sorta di concertazione infinita e implicitamente destinata ad accogliere le tesi della protesta; se, insomma, si perpetuano atteggiamenti tanto demagogici è chiaro che si autorizza qualsiasi «comitato spontaneo» a rimettere continuamente in discussione decisioni delle istituzioni, che si tratti della tendopoli per i rom o dei grattacieli sull'area della vecchia Fiera, della costruzione di un parcheggio o della pedonalizzazione di una via. Intendiamoci, per iniziative di carattere locale con forte impatto sul territorio il dialogo con le comunità interessate è indispensabile. Ma infine tutto va ricondotto all'interesse più generale. E va chiarita la rappresentatività dell'interlocutore: i pochi che protestano hanno sempre più ascolto dei molti che acconsentono. Non è accettabile che gruppi o personaggi di cui non si sa di quali e quante deleghe dispongano, esercitino un incondizionato diritto di veto nei confronti di chi, sindaco o consiglio comunale o presidente della Provincia, disponga dell'unico potere reale e formale riconosciuto in democrazia: quello conferito col voto. È molto pericoloso sancire che la protesta illegale vale più delle elezioni.