Trappola per Veltroni

Talvolta mi chiedo se nel giudicare Walter Veltroni, io non sia mosso da pregiudizi, se la mediocre opinione che ho del sindaco di Roma derivi da un mal di pancia più che da serene valutazioni. Poi, però, ogni volta leggo le sue dichiarazioni, per esempio quelle rilasciate personalmente o fatte fare a suo nome, dopo il ritorno dalle Maldive e da Sperlonga, vacanze descritte dalla sobria stampa «indipendente» come viaggi eroici di un Ulisse, e mi convinco che i miei giudizi negativi sono perfettamente motivati. È possibile che un candidato alla leadership del Partito democratico, frutto dei pasticci di tutte le possibili oligarchie e verticismi di partito, economici ed editoriali, uno che interviene su Piero Fassino per bloccare la concorrenza di Pierluigi Bersani, è possibile che uno così faccia dire al portavoce, Goffredo Bettini: «Veltroni non accetterà di firmare candidature locali verticistiche e non di popolo»? Dunque mentre il segretario nazionale del Partito democratico nascerà sulla base di tutti gli intrecci di potere immaginabili, quelli regionali dovrebbero essere «non verticistici e di popolo»?
La verità è che Veltroni pensava di avere organizzato la conquista della segreteria come una comoda passeggiata, e invece grazie alle manovre dei prodiani si troverà impantanato in una jungla piena di insidie. Probabilmente è un'idea di Arturo Parisi, grande inventore di trappole politiche, presentare un «prodiano» di destra come Enrico Letta e una «prodiana» di sinistra come Rosy Bindi per sfidare Veltroni. In questo modo si indebolisce un eventuale fronte «cattolico» ma s'impone al sindaco la sfida più pericolosa: precisare i concetti, definire gli obiettivi, uscire dalla vaghezza zuccherosa e retorica delle posizioni. Colpendolo ora da destra, ora da sinistra se sfugge al confronto concreto. Naturalmente questa tattica s'inquadra a perfezione nel prodismo reale: centrato sui giochi di potere e incapace di presentare alla nazione una visione e un programma, e riferimenti seri al proprio corpo sociale. Questa sfida si è persa rinunciando alla candidatura di Bersani, che avrebbe costituito una vera alternativa a Veltroni: un altro blocco sociale, un riformismo più concreto. Forse in quel modo la marmellatona che sarà il Partito democratico, avrebbe potuto almeno godere di un po' di democrazia interna. Con il simultaneo attacco da destra e da sinistra Letta-Bindi avremo invece che una democrazia dispiegata, la solita palude percorsa da giochi di potere che caratterizza il prodismo. Nonostante questa valutazione critica di fondo, devo ammettere, però, che con vero piacere assisterò all'assedio imposto a Veltroni perché esca dalle sue classiche posizioni articolate sempre sullo schema: «sono per questo obiettivo ma anche per il suo contrario» (tipo: «sono per il referendum elettorale ma non firmo»).
Certamente per il furbo Enrico e la tosta Rosy non sarà facile incastrare lo scivoloso Walter: alla sua prima uscita pubblica ci ha informato che parlerà di «politica e amore». Ha anche detto che non farà mai più riferimento ai Ds: oltre che non essere mai stato comunista, ci vuole anche far sapere che non è mai stato neanche democratico di sinistra?
Lodovico Festa