Trasferirli nell’hinterland? Un coro di «no, grazie»

Franco Sala

Poveri nomadi. E poveri anche gli appelli del vicesindaco Riccardo De Corato. «Per trovare una soluzione occorre che 4 o 5 comuni della provincia siano disponibili a creare un mini campo per 50 rom ciascuno. Altrimenti se li sgomberiamo ce li troviamo in altre zone della città». La stessa analisi prospettata mesi addietro da Gabriele Albertini. Tutte parole che sfiorano le amministrazioni di centrosinistra e cadono, meglio, precipitano nel vuoto. Nei centri della provincia governati dai fan di Fassino, Rutelli, Bertinotti e compagni, i sindaci già qualche mese fa si erano espressi in modo chiaro e tondo: i campi nomadi non li vogliono. Abili, avevano farcito il ragionamento con dosi di politichese, accampando scuse, dribblando le domande. Ma la sostanza era evidente. Nomadi? «No grazie». In ogni caso, neppure un’ammissione inequivocabile. Ci tengono a mostrare la faccia della solidarietà.
«A Senago – certificava il primo cittadino- non ci sono le condizioni per ospitare un campo. Non posso candidare il mio comune per un insediamento di questo tipo». Sulla stessa lunghezza d’onda Carlo Fossati, sindaco di Muggiò: «Non mi faccio certo avanti per realizzare un campo. Ad ogni modo, se saremo interpellati ci metteremo intorno a un tavolo. Bisogna valutare i problemi di sicurezza, igiene, sanità, l’inserimento dei ragazzi nelle scuole e degli adulti nel lavoro». A Paderno Dugnano, Gianfranco Massetti, sindaco Ds, si era detto «disponibile a discutere a patto che Milano apra un confronto sulle politiche comprensoriali di tutti i problemi e non solo quando è alle prese con temi d’emergenza sociale. Occorrono progetti, risorse. A quel punto siamo pronti a confrontarci». Strappare un sì o un no all’ipotesi di un campo nomadi: impossibile. «Arrabbiatissima» si era definita la «sindachessa» di Nova: «Gli amministratori milanesi devono smetterla di coinvolgere i comuni della provincia quando la grande città è in evidente difficoltà». Ma il campo lo ospiterebbe? «Se rispondo no dite che sono razzista, se rispondo si sollevo le polemiche dei miei concittadini. Il problema è che non servono campi nomadi ma case, è gente che si stabilisce per decenni».
Per Roberto Cornelli, sindaco Ds di Cormano, «manca un piano che comprenda tutto il territorio provinciale in maniera omogenea. Solo dopo si potranno individuare i luoghi idonei per i campi attrezzati». Possibilista Angelo Zaninello, seguace di Fausto Bertinotti e sindaco di Cinisello: «Stiamo pensando di creare un campo d’accoglienza ma dobbiamo reperire i finanziamenti».